.
Annunci online

  Banaadiri [ Banaadir-Una regione antica dell'Africa Orien.Banaadir intendiamo quella fascia costiera dalla cittadina di Warshiikh a nord di Mogadiscio fino a Raskiyamboni verso il confine col Kenya,Kisimayo inclusa.I banaadiri hanno origne araba,Bantu&Cuscito ]
 
Immigrazione
 


Banaadiri in Italia

           
banaadiri@gmail.com
Il territorio dei Banaadiri - indicato con la manina - nel Corno d'Africa


Il Territorio dei Banaadiri
Copyright Banaadiri - Ask Banaadiri to use


Messaggi di saluto e sostegno inviati durante la manifestazione Italia Africa del 2004
Festa d'Africa Festival 2005



Two thousand seasons of rain
When incense weeps

By Irena Knehtl
For the Yemen Times



Mappa -indicazione del Banaadir nel Continente Africano-Banaadiri


Enzo Biagi














Questo blog sostiene la nomina
di Enzo
Biagi Senatore a Vita.


Copyright Banaadiri - Ask Banaadiri Italy

Contact Banaadiri Italy:
banaadiri@gmail.com

 Copyright Banaadiri - Ask Banaadiri Italy






Emblema Storica 
   del 
Banaadir.


Foto botte parlamentari Somalia - Allpuntland






Dagaalkii Ka dhacey Barlamaanka
Le botte e bastonate che si sono date parlamentari
Della Somalia Federale in Kenya
 (Video from Reuter)


Copyright Banaadiri - Ask Banaadiri Italy

Copyright Banaadiri - Ask Banaadiri Italy

Copyright Banaadiri - Ask Banaadiri Italy


United Nations Environment
Programme:
After the
Tsunami: Rapid Environ-
mental Assessment

 

A place for poetry
The Maldives and the post-Tsunami era

By Irena Knehtl
iren_knehtl@yahoo.com
For The Yemen Times

Poetic images from the desert
Beauty in the barrenness of the Empty Quarter

By Irena Knehtl
iren_knehtl@maktoob.com
For The Yemen Times


Protest letter concerning the
future political order of Federal
States of Somalia and the
position of the Banaadiri and
the Banaadir

Mr. Mohamed Abbas Sufi
President of the Banaadiri
Community in Italy
Abokar M. Sadiq
President of the Banaadiri
Community in Switzerland
 
Full Story...
 
Yemen Times-Sana'a/Yemen

Human Rights Watch

Rapporto-denuncia
su torture e maltrattamenti
nelle prigioni Iraqene



Leggi...

Costituzione Europea
Il Testo finale

Leggi...

Reporter

Reporter Associati
e Paolo Mondani su EcoRadio



Tutti i giorni
dal Lunedì al Venerdì
dalle 19.15 alle 19.45

Entra...



Amin Amir's Cartoon ...


Samir's Cartoon
Yemen Times


The culture of people of
Banaadir (part 2)


Yemen Times
Henna - one of the famous traditions
of Banaadir.

Irena Knehtl & Mohammed Abati
For Yemen Times
iren_knehtl@yahoo.com



The culture of people of Banaadir (part 1)

Yemen Times

Banaadiri women weavering outdoors.

By Irena Knehtl &
Mohammed Abati*
For the Yemen Times
iren_knehtl@yahoo.com


29/9/2004
Nr. 559-01/08 October 2004
Africa e Medio Oriente
Somalia - Banaadir, il paese dei
porti  - per tramite
President of Banaadiri Community in Italy
di Mohamed ABBAS



home page liberate la pace
Assoc. Un Ponte per ...
www.unponteper.it


 

 

 

 

 





Banaadiri, The renewal of a
    
millenary identity’ is
      
published, Italy.
       
In order to have
          it contact us

 



New
Corno d’Africa, fuga dall’inferno
di E. Casale &
Mohamed ABBAS Sufi

Si trova già in edicola
Published in June 2004

 



Novembre 2003
Attualita italiana/Immigrazione
di Bianca S. = Mohamed Abbas
PANORAMA - Fuga dalla Nazione
che non esiste più |
 
Con la guerra civile, lo stato è nel caos.
Non c'è il governo e neppure l'anagrafe.
Così, i profughi che sopravvivono alla
traversata non possono neanche
chiedere asilo politico. 
 

 


Rivista Africa & Mediterraneo
Nr. 3/01 (37) - Totale Pag. 80 pp
Situazioni
Banaadir, un popolo e un'identità
negata a cura di Mohamed Abbas Sufi

 

 

 

 

 



 

Nuredin Hagi Scikei
Somalia: un’invenzione italiana
















 
Congresso Internazionale sul Corno d'Africa
Seminaire de Rome sur la Corne d'Afrique
Il Congresso Internazionale
Corganizzato dall'ACBI con
L'università di Bologna, sul
Tema ''
The Horn of Africa between
History, Law and Politics'' 2002/2003
Il programma nel sito dell'Univ. di Bo

Horn of Africa - UniBo Magazine





 
Immigrati e italiani: il futuro è convivenza



Profile and Book Review
BANAADIR: The Country of Harbors

By Irena Knehtl

Marka. This coastal city is 50 km south of
Mogadishu, and was founded by the Arab
Banaadiris.

iren_knehtl@yahoo.com
For the Yemen Times












 

 




ASSOCIAZIONE CULTURALE DEI BANAADIRIANI
IN ITALIA (ACBI)
-
I Banaadiri sono un popolo
multietnico e mutliculturale che abitano nel
Corno d'Africa.Essi sono composti da popolazione
di origine Araba, Bantu e altri gruppi Cusciti.
Banaadir è una delle regioni più antica
dell'attuale Somalia,  ed il suo capoluogo è
Mogadiscio detta anche '' XAMAR''.
Il sito  - websitedei banaadiri in Italia :
    
www.banaadiri.org   

moh_cabbas.jpg (30017 bytes)

 


Presidente dei Banaadiri in Italia ( ACBI).
Il presidente dell'Associazione Culturale dei
Banaadiriani in Italia - ACBI, è uno membri 
attivi e promotore del gruppo che fondo’ la
stessa Associazione.
Egli è
uno dei portavoce del Popolo Banaadiri
nel mondo,
e si propone di stimolare l'attenzione
delle cancellerie inter
nazionali, sopratutto in
Europa, con proposte che possono
contribuire
alla soluzione politica dei gravi problemi del
Corno
d'Africa (una regione legata all’Italia da
 una lunga storia di rapporti culturali, politici,
economici e sociali). 

 

 

 

 

 


Foto di Gruppo del Congresso Internazionale
sul tema Corno d'Africa tra Storia, Diritto e Politica,
coorganizzata con l'Univ. di BO - Copyright ACBI

 

 

 


 


Foto di un Gruppo di Banaadiri al secondo
Congresso Intern. dei Banaadiri in Netherland
anno 2002 - Copyright ACBI

 

 

 

 

  

President of Banaadiri     President of Banaadiri Italy
Italy                                  Netherland

 

 

 

 

 
President    Banaadiri   President    Banaadiri
Swiss                              United Kingdom
 

 

 


 


President    Banaadiri   President    Banaadiri
Swiden                            Minesota - USA
  

 

 

 

 


Giornalista Banaadiri   Intellettuale Banaadiri

 

 

 

 

 Rappresentanti dell'Istituzioni Ollandese

 

 

 

 

Intellett. Banaadiri       Resp. giovani Banaadiri 

 

 

 

 

Intellettuale Banaadiri     Intellett. Banaadiri 





 



Salim H. Mao/Master of Markacadeey

salim_mao_3 copy.jpg (23919 bytes)

Foto di gruppo di banaadiri in Ollanda

all6 copy.jpg (45476 bytes) 
engabbas.jpg (24845 bytes)
holland2.jpg (29259 bytes)
salim2.jpg (26418 bytes)
odoyaal1.jpg (30240 bytes)
all3 copy.jpg (41122 bytes)
aweys_khamis2.jpg (32550 bytes)
odayaal5.jpg (41019 bytes)
odayaal9.jpg (42898 bytes)
odayaal10.jpg (40083 bytes)
shirka_2aad_13.jpg (44490 bytes)
sharif_cumar.jpg (39870 bytes)
anisa.jpg (41556 bytes)
guud1.jpg (43205 bytes)
guud4.jpg (44304 bytes)
ikar1.jpg (34306 bytes)
















muridi1.jpg (39339 bytes)
A.jpg (25929 bytes)
sharif_cumar3.jpg (35901 bytes)
aweys_axmed.jpg (41225 bytes)
buwe.jpg (34499 bytes)
x2.jpg (35790 bytes)
holland2.jpg (29259 bytes)
shirka4.jpg (25652 bytes)
sharif_cali.jpg (27221 bytes)
moh_cadde.jpg (29983 bytes)
oday4.jpg (23065 bytes)
nuur_sharif2 copy.jpg (23995 bytes)
maclow1.jpg (33075 bytes)
ibrahim.jpg (24127 bytes)
 
oday11.jpg (18210 bytes)
minesota.jpg (33746 bytes)
moh_xabib.jpg (27007 bytes)
from_swiss.jpg (22827 bytes)


Contact Banaadiri in Italy:


banaadiri@gmail.com
or,
banaadiri1@yahoo.it


21 agosto 2009

Strage ...








Strage, la Chiesa accusa 'Come ai tempi della Shoah'

Sui migranti morti fra l'Africa e Lampedusa la Cei parla di "offesa all'umanità" e l'Avvenire è durissimo. Scetticismo del Viminale sul racconto dei cinque sopravvissuti, che parlano di 73 morti. Altri 44clandestini sbarcati all'alba nell'isola siciliana /




permalink | inviato da Banaadiri il 21/8/2009 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 maggio 2009

Straniero? Scrivi il nome alla lavagna!

Straniero? Scrivi il nome alla lavagna!

Nell’Italia del razzismo tutto è possibile. Anche che una dirigente scolastica zelante, prima ancora che la legge sia emanata, decida di ‘verificare’ se ci sono ‘clandestini’ in aula.


lavagna




In classe l’insegnate sta facendo lezione quando arriva la preside, va alla lavagna e scrive i nomi degli studenti non italiani prossimi a compiere diciotto anni. Pronuncia i nomi ad alta voce e se ne va, c’è l’aula dopo pronta ad aspettarla, deve ripetere l’operazione. Per tre plessi scolastici, centinaia di studenti coinvolti.
Non è un film di fantascienza, ma la singolare decisione presa da Rosanna Cipollina, per altro abituata ad essere ‘efficiente’. Già l’anno scorso ne aveva combinata un’altra a La Spezia.
Ai minorenni è garantita l’istruzione, ma con i maggiorenni le cose cambiano ed allora è bene essere ‘vigili’, avrà pensato la donna. Peccato forse non sia ‘coraggiosa’ quanto basta. Nel nostro Paese se si hanno genitori senza permesso di soggiorno, se si vive con cpochi soldi e si va a scuola, con la maggiore età si perde il diritto all’istruzione e si finisce nei Centri di identificazione ed espulsione.
Lei ha preparato la lista d quelli “a rischio” e poi è andata aula per aula a notificarla. Secondo lei lo ha fatto per  Si è giustificata sostenendo di averlo fatto in modo da azzeccare la pronuncia giusto, per non sbagliare. Il sistema della ’segnalazione alla lavagna’ secondo Cipollina non ha nulla di bizzarro, ma è un modo semplice per convocare i ragazzi in segreteria.
L´istituto professionale per il commercio Casaregis, a Sampierdarena e nelle altre due strutture scolastiche accorpate, l´istituto tecnico industriale Galilei e l´Einaudi impovvissamente sono piombati improvvisamente nel medioevo voluto dal governo di centro destra.
Molti insegnati sono inorriditi ed hanno scritto una lettera di protesta al provveditore ed hanno cercato di parlare alla preside, che però si è ben guardata dal farsi trovare.
Ieri sono arrivati gli ispettori, mandati dalla direttrice dell’Ufficio scolastico provinciale, Sara Pagano. La dirigente ha dichiarato:”L’intenzione della preside era ottima, era quella di evitare che i ragazzi non potessero sostenere l’esame. Il modo poteva essere diverso, ma credo che la vicenda abbia avuto un risalto sproporzionato”. La giustificazione della dirigente è ancora più surreale.
Paolo Quatrida segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza, ha ricordato che sono decine i ragazzi non italiani a raggiungere la maggiore età durante quest’anno scolatico. Finiranno tutti sulla lavagna della zelante preside?
Ha spiegato il sindacalista: “In genere gli istituti, quando raggiungono la maggiore età, fanno finta di niente: non vanno a verificare se gli studenti diventeranno automaticamente ‘regolari´. La questione diventa però inevitabile quando i ragazzi sostengono l´esame di maturità. In passato si è aggirato il problema grazie a visti temporanei. Di questi tempi, però, può accadere qualsiasi cosa. Anche che si scrivano dei nomi su di una lavagna”.
Una cosa è certa, oltre l’umiliazione di essere stati ‘mandati alla lavagna’ adesso molti di quei giovani sono caduti nell’angoscia di perdere l’occasione per fare gli esami e temono di essere espulsi. E con loro le famiglie.
La “precisione” di Cipollina non è cosa recente. Lo scorso anno a La Spezia aveva fatto scoppiare al professionale Chiodo il caso degli studenti “retrocessi di classe”. Una quindicina di alunni a causa di debiti pregressi non saldati, a suo parere non dovevano sostenere gli esami di maturità.
La storia è complessa e nasceva da una anomalia tutta locale. Nel 1998, l’allora preside Abramo Spinella, aveva varato un “progetto qualità”, con una informatizzazione spinta degli istituti “Chiodo”, professionale, e “Sauro”, nautico. Ogni ragazzo era stato dotato di pass di accesso, collegato a un sistema informatico centrale, al quale anche i genitori potevano accedere dal pc di casa, con una password. In sintesi, papà e mamma sapevano sempre se il figlio era a scuola. Ed il figlio aveva modo di autogestire i suoi corsi, scegliendo cosa frequentare e cosa no.
Una specie di sistema universitario, composto di moduli, nel quale si poteva avanzare di classe pur possedendo dei debiti scolastici: l’impegno era quello di saldare entro l’esame finale.
Poi l’anno scorso a marzo un combinato disposto pericolosissimo, il ministro Fioroni del governo Prodi e la preside Cipollina, ha incrociato i ragazzi spezzini ed è successo il putiferio. Perchè le decisioni del ministero erano di “serrare le fila”, ovvero “severità” (ben guardandosi dal riformare la scuola) e la zelante funzionaria era pronta a “procedere”. Risultato: tutti quelli che avevano debiti sono stati retrocessi all’anno precedente. Chi faceva il quinto in qurto, chi dal quarto è finito al terzo e così via.
Studenti in sciopero e come oggi Cipollina in silenzio: “Non è mia abitudine parlare, se non a scelte fatte: in questo momento molte decisioni sono in divenire”. I professori invece furono loquaci, uno di loro disse: “E’ vero che c’era qualche modifica da fare, ma qui anche gli immigrati e gli studenti lavoratori riuscivano ad autogestirsi, e arrivare al diploma: in modo diverso, certo, ma con un aiuto forte. Altrimenti, chi tenderebbe la mano ad un ragazzo in difficoltà, ad un professionale?”.
Il meccanismo messo a punto dall’ex preside Spinella era stato pensato per favorire i più deboli e per combattere l’abbandono scolastico. Si permetteva (inizialmente a tutti, poi solo ai maggiorenni) di frequentare compatibilmente con eventuali lavori ‘fuori’ e di avanzare, anche con un debito, pur di non farli uscire dal mondo dell’istruzione. Alla fine recuperavano e riuscivano a superare gli esami, perchè erano consapevoli e responsabilizzati.
In quel caso, come oggi, la dirigente scolastica non evitò di discriminare i migranti, anche se
oncretamente ‘rispettò’ i regolamenti. Infatti è qui il problema, leggi ingiuste e acriticità nell’applicarle. Un esempio della nuova Italia berlusconiana.
Fnte : InviatoSpeciale.com




permalink | inviato da Banaadiri il 21/5/2009 alle 9:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 maggio 2009

Genova, la preside segna i 'clandestini' alla lavagna

Genova, la preside segna i 'clandestini' alla lavagna
Shock a Genova, in tre istituti professionali di Sampierdarena: Casaregis, Einaudi e Galilei dove la preside ha scritto alla lavagna l'elenco dei possibili studenti clandestini. Proteste degli insegnanti, segnalazioni al provveditore. La preside si è giustificata dicendo di averli scritti perché temeva di sbagliane la pronuncia ed era un invito agli studenti a presentare i documenti in segreteria ma è esplosa la polemica. 

Una vicenda «gravissima», dice Roberta Pinotti, responsabile Difesa del Pd, quella degli Istituti Casaregis, Einaudi e Galilei di Genova dove la preside avrebbe fatto scrivere sulle lavagne i cognomi agli alunni immigrati in procinto di diventare maggiorenni, e dunque in "odore di clandestinità". «Solleverò la questione nell'aula del Senato - annuncia la parlamentare -. Io e l'onorevole Sabina Rossa stiamo presentando interrogazioni al governo nei due rami del Parlamento perchè il ministro Gelmini dia precise spiegazioni e intervenga immediatamente».

«Avevamo denunciato - sottolinea Roberta Pinotti - che il disegno di legge sulla sicurezza, mantenendo il reato di immigrazione clandestina, avrebbe implicato la possibilità di denuncia da parte di presidi, insegnanti e medici. Purtroppo questa possibilità sembra concretizzarsi ancora prima che il provvedimento diventi legge. Si tratta di fatti gravissimi, che spingeranno gli studenti immigrati quasi maggiorenni a non frequentare più le aule scolastiche. Qualcuno pensa davvero che spingere i ragazzi fuori dalla scuola sia un modo per aumentare la sicurezza dei cittadini italiani o di governare il fenomeno dell'immigrazione?».
20 maggio 2009
Fnte : Unita




permalink | inviato da Banaadiri il 20/5/2009 alle 13:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 maggio 2009

ZUGLIANO. I preti del Balducci digiunano per protesta: no alle discriminazioni nelle istituzioni

 Il caso in Fvg,
UDINE. «Per comprendere esattamente la complessità del momento storico che stiamo vivendo, proprio in relazione al fenomeno dell’immigrazione, bisognerebbe investire molto di più sulla cultura che non sulle telecamere e sulle ronde. Anzi, oggi servirebbero piuttosto ronde di solidarietà». E’ quanto afferma don Pierluigi Di Piazza, parroco di Zugliano e responsabile del centro “Ernesto Balducci” a conclusione della Giornata di silenzio, preghiera e digiuno che si è tenuta ieri nella frazione di Pozzuolo per dire ancora una volta «no alle discriminazioni e al razzismo istituzionale» che sarebbero stati messi in atto anche nel nostro paese, e pure in regione, attraverso «i respingimenti di persone disperate nell’inferno da cui sono venute: la Libia, il deserto, i loro paesi impoveriti e insanguinati da violenze e guerre».
La giornata di Zugliano, promossa da una decina di sacerdoti friulani, appunto contro la discriminazione e per l’accoglienza dei migranti, è stata scandita da momenti di riflessione, preghiera e lettura di passi biblici e si è conclusa con la celebrazione dell’eucaristia. Numerose le persone che si sono aggiunte al gruppo di sacerdoti.
Alla giornata ha aderito anche don Federico Schiavon, cappellano dei rom a Udine e responsabile della pastorale dei nomadi in Italia, per conto della Cei. In un messaggio fatto pervenire dalla Francia - e reso noto dal sito web dell’Arcidiocesi friulana - don Schiavon afferma di non ritenere che i provvedimenti governativi «abbiano intenti razzistici e, tanto meno, che contengano misure di questo tipo, ma il contesto culturale e sociale in cui trovano applicazione - conclude - è tale per cui possono venire interpretati e recepiti in questo modo».
«Il fenomeno è complesso - aggiunge infatti don Di Piazza -, ma non è che si possa risolvere con iniziative che rispondono a emotività contingenti. Bisogna invece costruire sempre di più quella società multietnica e multiculturale, che nei fatti c’è già, nella pacatezza e nella legalità, non respingendo disperati e facendo trasparire che causa dei nostri mali sono soltanto gli immigrati».
Fnte: Il giornale del Friuli . net




permalink | inviato da Banaadiri il 19/5/2009 alle 13:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 febbraio 2009

Pisanu: "Ronde, immigrati, medici...











Pisanu: "Ronde, immigrati, medici Discutibili le scelte del governo"

L'ex ministro dell'Interno critica le ultime scelte in materia di sicurezza: "Infame l'equazione straniero-delinquente. Avremo bisogno di 300mila immigrati all'anno".




permalink | inviato da Banaadiri il 27/2/2009 alle 15:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 gennaio 2009

Lampedusa, nel girone dei disperati le storie dei sopravvissuti al mare

 Lampedusa, girone dei disperati Le storie dei sopravvissuti al mare

Lampedusa, nel girone dei disperati le storie dei sopravvissuti al mare

REPORTAGE. Viaggio nel Cpt, tra risse e degrado. Ieri nuovi arrivi. "Morti in mare dieci di noi". "Le testimonianze: "Cercavo la libertà, sono finito all'inferno".
Fnte: Repubblica


8 gennaio 2009

Udine, medici contro la Lega: cureremo i clandestini, non siamo gendarmi...

Udine, medici contro la Lega: cureremo i clandestini, non siamo gendarmi

L'Ordine: «Non faremo i delatori. Perchè si cercano gli irregolari negli ambulatori e non davanti alla mense Caritas?»
«Il medico non può diventare un gendarme o un delatore: si rischierebbe la nascita di una sorta di sanità clandestina»: a sostenerlo è il presidente dell'Ordine dei medici di Udine, Luigi Conte, dopo le polemiche sull'ipotesi di sospendere le cure mediche agli immigrati clandestini in Friuli Venezia Giulia. dell'Ordine dei medici di Udine, Luigi Conte, dopo le polemiche sull'ipotesi di sospendere le cure mediche agli immigrati clandestini in Friuli Venezia Giulia.L'ipotesi è stata avanzata dalla Lega Nord all'indomani della risposta dell'assessore regionale alla Sanità, Vladimir Kosic, ai direttori generali di alcune aziende sanitarie ai quali ha confermato l'indicazione di erogare le cure mediche agli immigrati clandestini, proprio come fatto finora.
«Non voglio entrare nella polemica politica - spiega Conte - ma il medico non può diventare un gendarme segnalando e, in pratica, denunciando i clandestini alle autorità. Questo metterebbe in discussione il rapporto fiduciario con il medico e, nella sostanza, sarebbe un invito ai clandestini a non rivolgersi al medico nel timore che possano essere denunciati. Ulteriori conseguenze - aggiunge - sarebbero la nascita di una sanità clandestina o la rinuncia alle cure da parte di queste persone che, bene o male, stanno sul nostro territorio con un rischio aggiuntivo: quello della diffusione di patologie che non sarebbero più sotto la sorveglianza del sistema sanitario pubblico».
Conte non discute «sulle motivazioni dell'ipotesi di sospendere le cure ai clandestini e sulle preoccupazioni relative alla sicurezza» e non nasconde che «ci sono disfunzioni e qualche abuso», ma si chiede «per quale motivo si vanno a cercare i clandestini negli studi medici e non, per esempio, davanti alle mense della Caritas» o in altri luoghi che essi frequentano. 
Nella polemica sulle cure ai clandestini era intervenuto nei giorni scorsi anche il presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, Edouard Ballaman (Lega Nord), che aveva condiviso l'ipotesi avanzata dal capogruppo del Carroccio, Danilo Narduzzi, suscitando la reazione della Cgil regionale che ha chiesto le sue dimissioni. Ballaman - ha affermato la Cgil - ha tradito «lo spirito super partes del suo ruolo». In campo sono scesi anche il Pd, per il quale la posizione di Ballaman è «censurabile e inaccettabile», e l'Udc, che fa parte della maggioranza regionale, sostenendo con il segretario regionale Angelo Compagnon, che «qualunque essere umano va assistito».
FNTE: IlGazzettino




permalink | inviato da Banaadiri il 8/1/2009 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


26 novembre 2008

Re : Varese, aggressione razzista: quattro arresti - In quattro contro una persona, codardi

Varese, aggressione razzista: quattro arresti.

In quattro hanno aggredito, preso a pugni, insultato e minacciato con frasi razziste un cittadino del Bangladesh, immigrato regolarmente in Italia, sputandogli addosso in un locale fra l'indifferenza dei presentiBrutale aggressione di stampo razzista a Verese. In quattro hanno aggredito, preso a pugni, insultato e minacciato con frasi razziste un cittadino del Bangladesh, immigrato regolarmente in Italia, sputandogli addosso. Motivo dell'aggressione: l'uomo aveva provato a vendere fiori nel locale di Ghirla, piccola frazione di Valganna, in cui i quattro si trovavano in quel momento.
I quattro giovani, tre di Cugliate Fabiasco e uno di Marchirolo, piccoli centri del Varesotto, sono stati individuati dai carabinieri di Marchirolo e del Nucleo operativo e radiomobile di Luino e si trovano agli arresti domiciliari su disposizione del gip di Varese per atti di violenza, lesioni e minacce in concorso, aggravate dai futili motivi e da motivi razziali. Durante l'aggressione il locale non era vuoto e la maggior parte degli avventori, riportano i carabinieri, avevano assistito impassibili all'aggressione.
Qualcuno però ha avvisato il 118 e i carabinieri di Marchirolo, che sono accorsi sul posto e soccorso l'uomo, identificando i quattro aggressori. L'aggredito aveva rifiutato il ricovero proposto dai sanitari, ma sia il personale del 118 che i militari avevano riscontrato l'esistenza di lividi sulla testa del malcapitato. I carabinieri hanno poi ricostruito minuziosamente i fatti, raccogliendo le informazioni da alcuni testimoni che hanno rotto "un muro di omertà", evidenziando, notano i militari, "un importante senso civico diffuso" e consentendo di fare piena luce sull'episodio.

La magistratura varesina ha ritenuto i fatti sufficientemente dimostrati, mettendo i quattro agli arresti domiciliari. Nessuno degli aggressori risulta riferibile a un partito o a un movimento politico, ma uno di loro era già noto alle forze dell'ordine per un episodio a sfondo razzista avvenuto anni fa a Cadegliano Viconago.


27 ottobre 2008

Esiste Razzismo in Italia ?

Non ci sono solo aggressioni. In Italia la xenofobia passa anche attraverso gesti in apparenza minori. Sempre più numerosi

Nel Belpaese dell'intolleranza il microrazzismo quotidiano

di CARLO BONINI


Nel Belpaese dell'intolleranza il microrazzismo quotidiano


ROMA - Il giorno in cui H., cittadino tunisino con regolare permesso di soggiorno, chiese di partecipare al bando comunale da sessanta licenze per taxi, scoprì che tassisti, qui da noi, si diventa solo se cittadini italiani. Il giorno in cui F. ed L., coppia nigeriana residente in Veneto, risposero a un annuncio per cuochi, scoprirono che l'albergo che li cercava, di neri non ne voleva. E "non per una questione di razzismo", gli venne detto dalla costernata direttrice della pensione, "perché in giardino, ad esempio", lavoravano "da sempre solo i pachistani". Il giorno in cui S., deliziosa adolescente napoletana, finì nella sala d'attesa di un pediatra di base di Roma accompagnata dal padre, alto dirigente del Dipartimento della pubblica sicurezza, realizzò che insieme a lei attendevano soltanto bambini dal colore della pelle diverso dal suo. E ne chiese conto: "Papà, perché da quando ci siamo trasferiti a Roma siamo diventati così sfigati?".

Il Razzismo italiano è un "pensiero ordinario". Abita il pianerottolo dei condomini, le fermate dell'autobus, i tavolini dei bar, i vagoni ferroviari. "Negro", una di quelle parole ormai pronunciate con senso liberatorio nel lessico pubblico, non nelle barzellette. Volendo, da esporre sulle lavagne del menù del giorno di qualche tavola calda, per allargare a una parte degli umani il divieto di ingresso ai cani.

L'Italia Razzista è la geografia di un odio di prossimità, che nei primi dieci mesi di quest'anno ha conosciuto picchi che non ricordava almeno dal 2005. Un odio "naturale", dunque apparentemente invisibile, anche statisticamente, fino a quando non diventa fatto di sangue. Il pestaggio di un ragazzo ghanese in una caserma dei vigili urbani di Parma; il linciaggio di un cinese nella periferia orientale di Roma; il rogo di un capo nomadi nel napoletano; la morte per spranga, a Milano, di un cittadino italiano, ma con la pelle nera del Burkina Faso; l'aggressione di uno studente angolano all'uscita di una discoteca nel genovese.

Dunque, cosa si muove davvero nella pancia del Paese? Al quinto piano di Largo Chigi, 17, Roma, uffici della presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per le pari opportunità, lavora da quattro anni un ufficio voluto dall'Europa la cui esistenza, significativamente, l'Italia ignora. Si chiama "Unar" (Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale). Ha un numero verde (800901010) che raccoglie una media di 10 mila segnalazioni l'anno, proteggendo l'identità di vittime e testimoni. È il database nazionale che misura la qualità e il grado della nostra febbre xenofoba. Arriva dove carabinieri e polizia non arrivano. Perché arriva dove il disprezzo per il diverso non si fa reato e resta "solo" intollerabile violenza psicologica, aggressione verbale, esclusione ingiustificata dai diritti civili.

Nei primi nove mesi di quest'anno l'Ufficio ha accertato 247 casi di discriminazione razziale, con una progressione che, verosimilmente, pareggerà nel 2008 il picco statistico raggiunto nel 2005. Roma, gli hinterland lombardi e le principali città del Veneto si confermano le capitali dell'intolleranza. I luoghi di lavoro, gli sportelli della pubblica amministrazione, i mezzi di trasporto fotografano il perimetro privilegiato della xenofobia. Dove i cittadini dell'Est europeo contendono lo scettro di nuovi Paria ai maghrebini.


In una relazione di 48 cartelle ("La discriminazione razziale in Italia nel 2007") che nelle prossime settimane sarà consegnata alla Presidenza del Consiglio (e di cui trovate parte del dettaglio statistico in queste pagine) si legge: "Il razzismo è diffuso, vago e, spesso, non tematizzato (...) La cifra degli abusi è l'assoluta ordinarietà con cui vengono perpetrati. Gli autori sembra che si sentano pienamente legittimati nel riservare trattamenti differenziati a seconda della nazionalità, dell'etnia o del colore della pelle". Privo di ogni sovrastruttura propriamente ideologica, il razzismo italiano si fa "senso comune".

Appare impermeabile al contesto degli eventi e all'agenda politica (la curva della discriminazione, almeno sotto l'aspetto statistico, non sembra mai aver risentito in questi 4 anni di elementi che pure avrebbero potuto influenzarla, come, ad esempio, atti terroristici di matrice islamica). Procede al contrario per contagio in comunità urbane che si sentono improvvisamente deprivate di ricchezza, sicurezza, futuro, attraverso "marcatori etnici" che si alimentano di luoghi comuni o, come li definiscono gli addetti, "luoghi di specie".

Dice Antonio Giuliani, che dell'Unar è vicedirettore: "I romeni sono subentrati agli albanesi ereditandone nella percezione collettiva gli stessi e identici tratti di "genere". Che sono poi quelli con cui viene regolarmente marchiata ogni nuova comunità percepita come ostile: "Ci rubano il lavoro", "Ci rubano in casa", "Stuprano le nostre donne". Dico di più: i nomadi, che nel nostro Paese non arrivano a 400 mila e per il 50% sono cittadini italiani, sono spesso confusi con i romeni e vengono vissuti come una comunità di milioni di individui. E dico questo perché questo è esattamente quello che raccolgono i nostri operatori nel colloquio quotidiano con il Paese".
L'ordinarietà del pensiero razzista, la sua natura socialmente trasversale, e dunque la sua percepita "inoffensività" e irrilevanza ha il suo corollario nella modesta consapevolezza che, a dispetto anche dei recenti richiami del Capo dello Stato e del Pontefice, ne ha il Paese (prima ancora che la sua classe dirigente). Accade così che le statistiche del ministero dell'Interno ignorino la voce "crimini di matrice razziale", perché quella "razzista" è un'aggravante che spetta alla magistratura contestare e di cui si perde traccia nelle more dei processi penali. Accade che nei commissariati e nelle caserme dei carabinieri di periferia nelle grandi città, il termometro della pressione xenofoba si misuri non tanto nelle denunce presentate, ma in quelle che non possono essere accolte, perché "fatti non costituenti reato".

Come quella di un cittadino romeno, dirigente di azienda, che, arrivato in un aeroporto del Veneto, si vede rifiutare il noleggio dell'auto che ha regolarmente prenotato perché - spiega il gentile impiegato al bancone - il Paese da cui proviene "è in una black list" che farebbe della Romania la patria dei furti d'auto e dei rumeni un popolo di ladri. O come quella di un cittadino di un piccolo Comune del centro-Italia che si sveglia un mattino con nuovi cartelli stradali che il sindaco ha voluto per impedire "la sosta anche temporanea dei nomadi".

La xenofobia lavora tanto più in profondità quanto più si fa odio di prossimità (è il caso del maggio scorso al Pigneto). Disprezzo verso donne e uomini etnicamente diversi ma soprattutto socialmente "troppo contigui" e numericamente non più esigui. Anche qui, le statistiche più aggiornate sembrano confermare un'equazione empirica dell'intolleranza che vuole un Paese entrare in sofferenza quando la percentuale di immigrazione supera la soglia del 3 per cento della popolazione autoctona. In Italia, il Paese più vecchio (insieme al Giappone), dalla speranza di vita tra le più alte al mondo e la fecondità tra le più basse, l'indice ha già raggiunto il 6 per cento. E se hanno ragione le previsioni delle Nazioni Unite, tra vent'anni la percentuale raggiungerà il 16, con 11 milioni di cittadini stranieri residenti.

Franco Pittau, filosofo, tra i maggiori studiosi europei dei fenomeni migratori e oggi componente del comitato scientifico della Caritas che cura ogni anno il dossier sull'Immigrazione nel nostro Paese (il prossimo sarà presentato il 30 ottobre a Roma), dice: " È un cruccio che come cristiano non mi lascia più in pace. Se la storia ci impone di vivere insieme perché farci del male anziché provare a convivere? Bisogna abituare la gente a ragionare e non a gridare e a contrapporsi. Non dico che la colpa è dei giornalisti o dei politici o degli uomini di cultura o di qualche altra categoria.

La colpa è di noi tutti. Rischiamo di diventare un paese incosciente che, anziché preparare la storia, cerca di frenarla.

Si può discutere di tutto, ma senza un'opposizione pregiudiziale allo straniero, a ciò che è differente e fa comodo trasformare in un capro espiatorio. Alcuni atti rasentano la cattiveria gratuita. Mi pare di essere agli albori del movimento dei lavoratori, quando la tutela contro gli infortuni, il pagamento degli assegni familiari, l'assenza dal lavoro per parto venivano ritenute pretese insensate contrarie all'ordine e al buon senso. Poi sappiamo come è andata".

Se Pittau ha ragione, se cioè sarà la Storia ad avere ragione del "pensiero ordinario", l'aria che si respira oggi dice che la strada non sarà né breve, né dritta, né indolore. I centri di ascolto dell'Unar documentano che nel nord-Est del paese sono cominciati ad apparire, con sempre maggiore frequenza, cartelli nei bar in cui si avverte che "gli immigrati non vengono serviti" (se ne è avuto conferma ancora quattro giorni fa a Padova, alle "3 botti" di via Buonarroti, che annunciava il divieto l'ingresso a "Negri, irregolari e pregiudicati"). E che nelle grandi città anche prendere un autobus può diventare occasione di pubblica umiliazione, normalmente nel silenzio dei presenti.
Come ha avuto modo di raccontare T., madre tunisina di due bambini, di 1 e 3 anni. "Dovevo prendere il pullman e, prima di salire, avevo chiesto all'autista se potevo entrare con il passeggino. Mi aveva risposto infastidito che dovevo chiuderlo. Con i due bambini in braccio non potevo e così ho promesso che lo avrei chiuso una volta salita. L'autista mi ha insultata. Mi ha gridato di tornarmene da dove venivo. E non è ripartito finché non sono scesa". T., appoggiata dall'Unar, ha fatto causa all'azienda dei trasporti. L'ha persa, perché non ha trovato uno solo dei passeggeri disposto a testimoniare. In compenso ha incontrato di nuovo il conducente che l'aveva umiliata. Dice T. che si è messo a ridere in modo minaccioso. "Prova ora a mandare un'altra lettera", le ha detto.

Fnte: Repubblica

(25 ottobre 2008)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Esiste Razzismo in Italia ?

permalink | inviato da Banaadiri il 27/10/2008 alle 13:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 ottobre 2008

DELLO «SPALMARE» I BAMBINI (di Raniero La Valle)

DELLO «SPALMARE» I BAMBINI (di Raniero La Valle)
Articoli / Editoriale
Inviato da redazione 26 Ott 2008 - 10:49






[Raniero La Valle • 26.10.08] Per impedire a tutti i costi l’elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti, la destra oltranzista americana ha cercato di far passare il candidato democratico per un  musulmano amico dei terroristi...

Per impedire a tutti i costi l’elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti, la destra oltranzista americana ha cercato di far passare il candidato democratico per un  musulmano amico dei terroristi, diffondendo tra l’altro 28 milioni di copie di un video che in tal modo lo colpisce. Esemplare è stata a questo proposito la replica di Colin Powell, l’ex segretario di Stato di Bush, che nel dichiarare il proprio appoggio ad Obama ha detto: «Mi dà fastidio quello che dicono alcuni repubblicani: "Obama è musulmano". È cristiano, lo è sempre stato. Ma la vera risposta sarebbe: e anche se fosse musulmano? Non c'è niente di male a esserlo, questa è l'America». Questa è l’America; ma ancora di più si potrebbe dire: questo è il mondo moderno e civile. 
Su Obama cominciano a nascere molte speranze. Un afro-americano alla presidenza degli Stati Uniti! Forse non così i padri fondatori, cristiani bianchi e puritani com'erano, si erano immaginati quella «città sul monte» che avevano inteso costruire. Per Colin Powell, «sarà un segnale che elettrizzerà il mondo intero». Secondo gli osservatori più intelligenti Obama cercherà di costruire questa nuova figura dell'America avvicinandosi all'Europa e tornando a incontrare la sua cultura magnanima e accogliente: non più Guantanamo, non più Abu Ghraib, non più scontri di civiltà. Ma sarebbe una catastrofe se le parti si invertissero, e in questo ritorno gli Stati Uniti trovassero un'Europa matrigna, intollerante e razzista.
Proprio così sarebbe l'Italia se vi prendesse piede la cultura professata dalla sua attuale maggioranza di governo, quale si è espressa nella mozione per la discriminazione nelle scuole fatta approvare dalla Lega Nord. Molti altri guai si profilano per la scuola italiana, e contro una tale politica scolastica è in atto una mobilitazione in tutto il Paese, di cui non occorre qui ripetere le ragioni. Ma una cosa va notata: che per giustificare l'idea di separare i bambini stranieri o «spalmarli» in più istituti, come dice l’on. Cota, al fine di preservare l'identità italiana, la Lega fa ricorso a una categoria identitaria - fatta di religione, cultura, lingua, usi, doveri, diritti e bandiera - che invece strenuamente nega nella sua politica generale, per giustificare il secessionismo in salsa federale e rivendicare la specificità, padana e non italiana, delle popolazioni nordiste.

Ed è allora proprio alla Lega che va rivolta la domanda: ma di quale identità parlate quando pretendete che i bambini stranieri vi siano «integrati» per essere accolti? Forse che i bambini di lingua tedesca di Bolzano sono prima integrati nella cultura italiana? Forse che gli ebrei devono essere integrati nell'identità cristiana dell'Italia e dell'Europa, per poter essere considerati a pieno titolo cittadini italiani ed europei? Forse che il papa tedesco doveva farsi ribattezzare nel Tevere per fare il vescovo di Roma?
In realtà ciò che questa fazione pretende dagli stranieri in Italia non è l’integrazione, che armonizza i diversi, ma è l'omologazione che impone il modello dominante e cancella tutte le differenze. La definizione più agghiacciante di questa ideologia c'era già nel libro di Tremonti  «La paura e la speranza»: «L'inclusione degli "altri" in Europa può proseguire solo se gli "altri" cessano di essere "altri" e diventano "noi"». Gli altri devono «rinunciare alla propria identità», noi dobbiamo imporre i nostri valori non perché debbano o possano «essere necessariamente valori universali», ma perché sono «definiti come tali da "noi" e per "noi"», e passano «necessariamente attraverso una "rivendicazione di potere"».
Qui si va oltre la scuola. Il libro di Tremonti scontava l'arrivo della crisi capitalistica globale (donde la «paura»), che poi effettivamente è sopraggiunta, non certo perché abbiamo perduto o non abbiamo difeso la nostra soggettività, ma perché ci hanno tradito i nostri denari e abbiamo perduto i nostri profitti. Ma ciò che è veramente pauroso è che la risposta alla crisi sia l'arroccamento nelle propria presunta identità e nei propri particolari valori, per combattere contro tutti gli altri che non siano «noi» e che non diventino «noi».
Questa è l’ideologia da battere, se l'America e l'Europa insieme vogliono ancora essere strumenti di civiltà nel mondo che viene.

Raniero La Valle


3 ottobre 2008

A chi dice che il ns paese non è in situazione di allarme razzismo ...,

Durissima la Comunità di Sant'Egidio: 

"La sequenza di atti di razzismo in Italia è impressionante. Ma c'è chi, da posizioni di responsabilità nelle amministrazioni locali, non si vergogna.

C'è ormai un clima irresponsabile e irrespirabile di caccia al diverso".




permalink | inviato da Banaadiri il 3/10/2008 alle 10:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 ottobre 2008

Sinistra Democratica: chiede iniziative contro il razzismo ...,

Finalmente qualcuno comincia a proporre iniziative concrete contro il razzismo

Sinistra Democratica:

Tramite il suo coordinatore, Claudio Fava, chiede "a tutte le forze politiche del centrosinistra e alla parte sana di questo Paese di avviare immediatamente una campagna di mobilitazione antirazzista nelle città, nelle scuole, nei luoghi di lavoro.
Indignarsi e denunciare non basta più occorre rimettersi sulle spalle la coscienza malata di questa povera Italia, e ridare dignità democratica alle parole eguaglianza, legalità, solidarietà".




permalink | inviato da Banaadiri il 3/10/2008 alle 10:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 settembre 2008

2^ convegno della Società di servizi Majawe di Podenone

 

Comune-islamici, serrato confronto di idee

Pordenone sfiora quota 15 per cento. Il primo settembre i migranti in città hanno raggiunto il 14,88% e solo il mese scorso il capoluogo ha accolto 136 nuovi residenti. Regolari. In questi numeri – ai quali si sommano quelli indisponibili degli irregolari – si celano i problemi di Pordenone, città che racchiude ormai più di 100 nazionalità, che fa i conti con una precarietà del lavoro che mina il sistema sociale e che deve affrontare il tabù dell’Islam. Ad aprire al dialogo e a cercare di far uscire allo scoperto paure e preoccupazioni è stato il 2º convegno provinciale e regionale sui nuovi cittadini e il miglioramento della loro integrazione in Friuli Venezia Giulia, organizzato in Fiera dalla cooperativa Majawe.
«Bisogna iniziare a comunicare le regole e la cultura italiana – ha detto Mohamed Abbas, amministratore della cooperativa Majawe e mediatore culturale – perché noi scegliamo di vivere qua. Siamo musulmani italiani per cui anche il bisogno di spazi di aggregazione non può più essere un tabù. È un segno di civiltà».Il sindaco Sergio Bolzonello ha portato all’attenzione dei concittadini migranti quelle che sono le difficoltà sulle quali tutti sono chiamati a misurarsi.
«La prima è quella del lavoro – ha detto riprendendo il tema affrontato in mattinata con le categorie economiche –. Chi è arrivato qui dieci anni fa trovava lavoro, tra un contratto e l’altro, nel giro di qualche mese. Oggi possono volerci dai 4 ai 6 mesi e in questo periodo le persone sono a carico dei servizi sociali».
Se nel 2001 la spesa per il sociale incideva del 12% sul bilancio del Comune, «oggi siamo al 25%, ma con l’incremento di numeri dei migranti il sistema dei Comuni non è in grado di reggere a lungo». L’altro problema evidenziato dal primo cittadino è quello dei luoghi di aggregazione e del rispetto delle regole. «Il percorso che ci attende è lungo e non ammette scorciatoie. Dobbiamo affrontarlo con dialogo e fermezza nel rispettare le regole».Il convegno serviva anche a fare un focus sui problemi della comunità islamica in città.
«Quello degli spazi – ha ribadito l’imam, Mohammed Ouatiq –, ma anche della mancanza di una reale comprensione da parte dei cittadini». Il disagio porta «alla discriminazione delle donne che portano il foulard e che ci dicono che non trovano lavoro per questo», ma riguarda anche l’educazione dei bambini.
«Chiediamo solo un centro di aggregazione come le altre comunità. È una necessità, non un lusso; vogliamo un futuro pacifico per i nostri figli».

Il Gazzettino ...

NUOVI CITTADINI

Convegno a Multifiera

È in programma oggi pomeriggio, a Multifiera, dalle 15.45, il 2. convegno sui nuovi cittadini del Friuli Venezia Giulia, aperto a tutta la comunità, organizzato dalla società di servizi Majawe , in collaborazione con l'Associazione culturale Islamica, entrambe di Pordenone. All'incontro parteciperanno Gianfranco Pizzolitto, presidente dell'Anci del Friuli Venezia Giulia, Savino Pezzotta, presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati, l'ambasciatore Mario Scialoja, Mohamed Ouatiq, rappresentante della Associazione culturale islamica.




permalink | inviato da Banaadiri il 12/9/2008 alle 21:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 settembre 2008

Convegno della Società di Servizi Majawe di Pordenone

La coop di immigrati Majawe: «Investire di più in formazione e nell'integrazione tra etnie»

Premere sull’acceleratore dal punto di vista dell’integrazione dei nuovi cittadini, immigrati che vengono in provincia di Pordenone per lavorare. Questo il senso del convegno che si è tenuto in Fiera nei giorni scorsi, promosso dalla cooperativa (aderente all’Unione provinciale) Majawe che è formata da soci di varie nazionalità.Nata per iniziativa di Abbas Sufi Mohamed, originario del Banaadir, una delle regioni di più antica cultura urbana del Corno d’Africa, attualmente parte della Somalia meridionale, la Majawe è attiva nel settore del terziario avanzato e offre attività di assistenza, consulenza e informazione a tutti i cittadini. Tra queste la mediazione culturale, le traduzioni e l’interpretariato ad aziende private e pubbliche. Il modello d’integrazione suggerito nel corso del convegno, riuscito grazie alla collaborazione del direttore dell’Unione cooperative, Riccardo Fioretti, e del suo staff, è quello dell’interculturalità. In tal senso l’organizzazione sottolinea come ci sia un forte ritardo nel riuscire ad accompagnare questo percorso.Uno snodo naturale e dal quale non si può prescindere è senza dubbio quello dell’istruzione nei confronti delle nuove generazioni. «Sottolineiamo – sostiene Abbas – in particolare i problemi delle nuove generazioni, i modi di conservare e valorizzare la cultura del Paese di origine e di far conoscere le tradizioni della Nazione ospitante. La mediazione è comunicazione e ogni processo comunicativo svolge un ruolo importante nel favorire le relazioni interpersonali».Non a caso durante il convegno è intervenuto un funzionario dell’Ufficio scolastico regionale di Trieste il quale ha illustrato la situazione attuale, evidenziando l’alto livello di abbandono delle lezioni da parte dei giovani immigrati e la prevalente destinazione verso istituti di carattere professionale.L’iniziativa, che rientra nell’ambito delle occasioni di approfondimento promosse nel corso di Multifiera, ha visto la partecipazione degli assessori alle Politiche sociali dei Comuni di Pordenone e Monfalcone, mentre il patrocinio è stato concesso dalla città capoluogo, dal Comune di Cordenons, dalla Provincia, dalla Regione, nonché dall’Anci del Friuli Venezia Giulia.La Majawe ha un proprio stand al padiglione 8 della Fiera dove ci si potrà rivolgere per informazioni sulle attività che la cooperativa promuove.




permalink | inviato da Banaadiri il 12/9/2008 alle 21:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


5 maggio 2007

Una nuova legge per i migranti in Italia ...

Il mese scorso il Consiglio dei Ministri ha varato il disegno di legge che delega il Governo a riscrivere la normativa sull´immigrazione. Il provvedimento si è reso necessario perchè la Bossi-Fini non è riuscita a contrastare l'immigrazione illegale.
Il Governo, una volta che il disegno di legge sarà approvato dal Parlamento, avrà 12 mesi di tempo per attuare la delega stessa che definirà nei dettagli la nuova normativa. Il provvedimento, ddl Amato-Ferrero, consultabile on line  , introduce diverse novità: flussi programmati per l’entrata di stranieri di durata triennale e non annuale; canali privilegiati per i lavoratori altamente qualificati;
semplificazione delle procedure burocratiche per il rilascio di visti; permessi di soggiorno più lunghi. Inoltre, in un'ottica di garanzia per i diritti della persona, sarà il giudice ordinario e non più il giudice di pace a giudicare gli stranieri che commettono reati. Saranno introdotti programmi specifici di rimpatrio volontario e assistito.
Tra le innovazioni della legge c’è lo “sponsor”: i migranti potranno entrare in Italia grazie all’appoggio di enti, organismi istituzionali, associazioni imprenditoriali, professionali o sindacali. Si cerca in questo modo di incentivare l’entrata legale nel belpaese: lo sponsor deve infatti garantire per il sostentamento economico dei lavoratori, nonché per l’eventuale rimpatrio.
Cambiamenti in vista anche per i discussi centri di permanenza temporanea (i CPT): con il nuovo sistema di esplusione della Amato-Ferrero, il numero degli stranieri rinchiusi nei Cpt dovrebbe diminuire. L’obiettivo è destinare queste strutture solo per coloro che non vogliono farsi identificare e che sono nella fase di transito tra l'espulsione deliberata e la sua attuazione. I migranti che avessero bisogno di accoglienza saranno invece ospitati  in strutture diverse dove la permanenza sarà limitata.
Il disegno di legge Amato-Ferrero è già al centro del dibattito politico: duri i commenti del  centrodestra, che si è detto pronto anche a promuovere un referendum abrogativo se il Parlamento approvasse la legge. La principale critica alla nuova legge è di favorire l’immigrazione clandestina, soprattutto con l’introduzione dello sponsor. Su questo punto è critico anche Franco Frattini, vicepresidente della Commissione europea e responsabile per l’immigrazione. Secondo Frattini, lo sponsor e la modifica alla natura dei Cpt potrebbero incorrere in procedure d’infrazione delle regole di Shenghen.
Di parere favorevole alla legge i sindacati, ed anche gli imprenditori: secondo il presidente di Confidustria Montezemolo la legge intraprende una strada giusta, soprattutto sotto l’aspetto della formazione della manodopera.




permalink | inviato da il 5/5/2007 alle 21:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 febbraio 2007

CPT ...



Immigrati, Cpt necessari ma vanno svuotati, dice De Mistura




permalink | inviato da il 1/2/2007 alle 8:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 maggio 2006

Padovano, lite immigrati: un morto...

Padova: Identificato Immigrato Ucciso a Coltellate

(Adnkronos) - E' un cittadino tunisino, Saber Bouturi, 28enne, l'immigrato irregolare deceduto oggi poco dopo essere stato accoltellato durante una lite avvenuta nei pressi di Abano Terme a Padova.




permalink | inviato da il 12/5/2006 alle 8:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 marzo 2006

Immigrazione, Pisanu indagato:

Immigrazione: indagato Pisanu

Immigrazione, Pisanu indagato: mi assumo responsabilità politica

(Reuters)




permalink | inviato da il 16/3/2006 alle 14:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 marzo 2006

Immigrati: Turco ...



Immigrati: Turco, Permesso Soggiorno Come Biglietto Lotteria




permalink | inviato da il 14/3/2006 alle 15:20 | Versione per la stampa


31 ottobre 2005

Calderoli: "L'integrazione è impossibile"...

Un ministro della Repubblica che si esprime in questi termini!

Calderoli: "L'integrazione è impossibile"

UDINE - Per il ministro delle Riforme, Roberto Calderoli, "l' immigrazione è un problema di tutti e i numeri che ci troviamo ad affrontare fanno pensare che non è possibile un'integrazione". Secondo il ministro "un'integrazione non può venire solo nell'interesse degli imprenditori, che magari cercano di utilizzare manodopera in nero o a basso costo per le proprie imprese. C'é anche l'impatto con la società.
L' immigrato - ha spiegato nel fine settimana il ministro - ha la necessità di dormire, di mandare i propri figli a scuola, e tutto il resto. E i numeri che ci troviamo ad affrontare non sono compatibili se non con un impatto di scontro e non con l'integrazione".
Il ministro ha poi giudicato corretta la volontà della Lega Nord del Friuli-Venezia Giulia di raccogliere firme per indire un referendum abrogativo della nuova legge regionale sull' immigrazione. "E' il minimo che si possa fare, visto che questa legge - ha spiegato - discrimina il cittadino normale, che paga le tasse, rispetto a chi non ha contribuito in nulla per avere i servizi sociali. Mi sembra che prima di tutto bisogna tutelare i diritti del nostro popolo - ha concluso Calderoli - cioé di chi qui è nato, qui è cresciuto e che qui paga le tasse per avere tutti i servizi necessari".




permalink | inviato da il 31/10/2005 alle 11:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     maggio       
 

 rubriche

Diario
La Regione del Banaadir
ACBI
Immigrazione
Informazione dal Banaadir e dalla Somalia
Esteri
Africa
Politica
Informazioni Utili in Italia
Libri di Storia sul Banaadir e sul Corno d'Africa
Dhalasho

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

Puntland News Media
Università di Bologna
Democratici di Sinistra
L'Unità
Amnesty International U.K.
United Nation
Banaadiri Bibliography
Yemen Times
Sito utile della Somaliland
Sito dell'UNHCR
Unione Europea (UE)
Khaleej Times UAE
Sultanate of Oman - OMAN -
CISL Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori
(CGIL) Confederazione Generale Italiana del Lavoro
Ministero degli Interni
Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali
Banaadir Community in New Zealand [Home]
Nigrizia.it - il sito dell'Africa e del mondo nero
News Asmarino Com Front Page
Rivista 'Africa e Mediterraneo
League of Arab States Information
Arab News Paper Al Hayat
Bantu del Banaadir(Som)
Somaliland Times
Petracci Studio
Notizie per gli immigrati in Italia
Assoc. Areas nel FVG-Italy
Southern Somali Union
Sito Nuredin Scikei
La Regione del Banaadir
La Regione del Banaadir
sito Utile
Banaadir Community in Kuwait
banaadir Italia
DPR 334/04
Ilaria alpi
Associazione Culturale WarNews
Baidoa
guulane
Regione Emilia Romagna
Regione Friuli Venezia Giulia
Rivista Popoli
Riviste Italiane Utili
Rivista Intern. di Architettura
Rivista Internazionale in Italia
Istat - Italaina
Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro-CNEL
Comune di Pordenone
Comune di Roma
Comune di Gorizia
Eurostat
Risultato Elezione Amministrative del 2003 - in Friuli V.G.
Emergency - di Gino Strada
MATILDE MADRID
SERGIO COFFERATI
markacadey- net
Banaadir - Italy - ACBI
PAOLA T. BRUNI
GRUPPO 85
POPOLI
INTERNAZIONALE
ESPRESSO
LIUTPRAND - Alberto Arecchi
AIR ONE - ITALY
RYANAIR - ITALY
VOLARE - ITALY
Cultural Orientation Resource Center
Ansa Italiana
Nuccio Iovene
Un Ponte Per ...
Sito Utile . Asia
Sito Utile USA
Comuni Italiani
Mod. auto
Ajeeb
Nessuno.tv
Muslim Friendship
Gazzetta della Politica
Telefonate Gratis dal P/C - Inform.
Inform. Dal Medio Oriente & Mondo Arabo
Islam Ciid Card
Al Faqi (Qataan)
Alternative Media
Il Manifesto
Ajeeb.trans.utile
Al Jazeera
markacadeey
mercurio
Blog
Sito Banaadiri
Music
Banaadiri-Splinder
RaiNews24
Manifestazione ITALO/AFRICA
Banaadiri-1
banaadiri
STFG-Somali Federal Gov
SOuthern Somali Union
mercurio
Petracci

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom