.
Annunci online

  Banaadiri [ Banaadir-Una regione antica dell'Africa Orien.Banaadir intendiamo quella fascia costiera dalla cittadina di Warshiikh a nord di Mogadiscio fino a Raskiyamboni verso il confine col Kenya,Kisimayo inclusa.I banaadiri hanno origne araba,Bantu&Cuscito ]
 
Politica
 


Banaadiri in Italia

           
banaadiri@gmail.com
Il territorio dei Banaadiri - indicato con la manina - nel Corno d'Africa


Il Territorio dei Banaadiri
Copyright Banaadiri - Ask Banaadiri to use


Messaggi di saluto e sostegno inviati durante la manifestazione Italia Africa del 2004
Festa d'Africa Festival 2005



Two thousand seasons of rain
When incense weeps

By Irena Knehtl
For the Yemen Times



Mappa -indicazione del Banaadir nel Continente Africano-Banaadiri


Enzo Biagi














Questo blog sostiene la nomina
di Enzo
Biagi Senatore a Vita.


Copyright Banaadiri - Ask Banaadiri Italy

Contact Banaadiri Italy:
banaadiri@gmail.com

 Copyright Banaadiri - Ask Banaadiri Italy






Emblema Storica 
   del 
Banaadir.


Foto botte parlamentari Somalia - Allpuntland






Dagaalkii Ka dhacey Barlamaanka
Le botte e bastonate che si sono date parlamentari
Della Somalia Federale in Kenya
 (Video from Reuter)


Copyright Banaadiri - Ask Banaadiri Italy

Copyright Banaadiri - Ask Banaadiri Italy

Copyright Banaadiri - Ask Banaadiri Italy


United Nations Environment
Programme:
After the
Tsunami: Rapid Environ-
mental Assessment

 

A place for poetry
The Maldives and the post-Tsunami era

By Irena Knehtl
iren_knehtl@yahoo.com
For The Yemen Times

Poetic images from the desert
Beauty in the barrenness of the Empty Quarter

By Irena Knehtl
iren_knehtl@maktoob.com
For The Yemen Times


Protest letter concerning the
future political order of Federal
States of Somalia and the
position of the Banaadiri and
the Banaadir

Mr. Mohamed Abbas Sufi
President of the Banaadiri
Community in Italy
Abokar M. Sadiq
President of the Banaadiri
Community in Switzerland
 
Full Story...
 
Yemen Times-Sana'a/Yemen

Human Rights Watch

Rapporto-denuncia
su torture e maltrattamenti
nelle prigioni Iraqene



Leggi...

Costituzione Europea
Il Testo finale

Leggi...

Reporter

Reporter Associati
e Paolo Mondani su EcoRadio



Tutti i giorni
dal Lunedì al Venerdì
dalle 19.15 alle 19.45

Entra...



Amin Amir's Cartoon ...


Samir's Cartoon
Yemen Times


The culture of people of
Banaadir (part 2)


Yemen Times
Henna - one of the famous traditions
of Banaadir.

Irena Knehtl & Mohammed Abati
For Yemen Times
iren_knehtl@yahoo.com



The culture of people of Banaadir (part 1)

Yemen Times

Banaadiri women weavering outdoors.

By Irena Knehtl &
Mohammed Abati*
For the Yemen Times
iren_knehtl@yahoo.com


29/9/2004
Nr. 559-01/08 October 2004
Africa e Medio Oriente
Somalia - Banaadir, il paese dei
porti  - per tramite
President of Banaadiri Community in Italy
di Mohamed ABBAS



home page liberate la pace
Assoc. Un Ponte per ...
www.unponteper.it


 

 

 

 

 





Banaadiri, The renewal of a
    
millenary identity’ is
      
published, Italy.
       
In order to have
          it contact us

 



New
Corno d’Africa, fuga dall’inferno
di E. Casale &
Mohamed ABBAS Sufi

Si trova già in edicola
Published in June 2004

 



Novembre 2003
Attualita italiana/Immigrazione
di Bianca S. = Mohamed Abbas
PANORAMA - Fuga dalla Nazione
che non esiste più |
 
Con la guerra civile, lo stato è nel caos.
Non c'è il governo e neppure l'anagrafe.
Così, i profughi che sopravvivono alla
traversata non possono neanche
chiedere asilo politico. 
 

 


Rivista Africa & Mediterraneo
Nr. 3/01 (37) - Totale Pag. 80 pp
Situazioni
Banaadir, un popolo e un'identità
negata a cura di Mohamed Abbas Sufi

 

 

 

 

 



 

Nuredin Hagi Scikei
Somalia: un’invenzione italiana
















 
Congresso Internazionale sul Corno d'Africa
Seminaire de Rome sur la Corne d'Afrique
Il Congresso Internazionale
Corganizzato dall'ACBI con
L'università di Bologna, sul
Tema ''
The Horn of Africa between
History, Law and Politics'' 2002/2003
Il programma nel sito dell'Univ. di Bo

Horn of Africa - UniBo Magazine





 
Immigrati e italiani: il futuro è convivenza



Profile and Book Review
BANAADIR: The Country of Harbors

By Irena Knehtl

Marka. This coastal city is 50 km south of
Mogadishu, and was founded by the Arab
Banaadiris.

iren_knehtl@yahoo.com
For the Yemen Times












 

 




ASSOCIAZIONE CULTURALE DEI BANAADIRIANI
IN ITALIA (ACBI)
-
I Banaadiri sono un popolo
multietnico e mutliculturale che abitano nel
Corno d'Africa.Essi sono composti da popolazione
di origine Araba, Bantu e altri gruppi Cusciti.
Banaadir è una delle regioni più antica
dell'attuale Somalia,  ed il suo capoluogo è
Mogadiscio detta anche '' XAMAR''.
Il sito  - websitedei banaadiri in Italia :
    
www.banaadiri.org   

moh_cabbas.jpg (30017 bytes)

 


Presidente dei Banaadiri in Italia ( ACBI).
Il presidente dell'Associazione Culturale dei
Banaadiriani in Italia - ACBI, è uno membri 
attivi e promotore del gruppo che fondo’ la
stessa Associazione.
Egli è
uno dei portavoce del Popolo Banaadiri
nel mondo,
e si propone di stimolare l'attenzione
delle cancellerie inter
nazionali, sopratutto in
Europa, con proposte che possono
contribuire
alla soluzione politica dei gravi problemi del
Corno
d'Africa (una regione legata all’Italia da
 una lunga storia di rapporti culturali, politici,
economici e sociali). 

 

 

 

 

 


Foto di Gruppo del Congresso Internazionale
sul tema Corno d'Africa tra Storia, Diritto e Politica,
coorganizzata con l'Univ. di BO - Copyright ACBI

 

 

 


 


Foto di un Gruppo di Banaadiri al secondo
Congresso Intern. dei Banaadiri in Netherland
anno 2002 - Copyright ACBI

 

 

 

 

  

President of Banaadiri     President of Banaadiri Italy
Italy                                  Netherland

 

 

 

 

 
President    Banaadiri   President    Banaadiri
Swiss                              United Kingdom
 

 

 


 


President    Banaadiri   President    Banaadiri
Swiden                            Minesota - USA
  

 

 

 

 


Giornalista Banaadiri   Intellettuale Banaadiri

 

 

 

 

 Rappresentanti dell'Istituzioni Ollandese

 

 

 

 

Intellett. Banaadiri       Resp. giovani Banaadiri 

 

 

 

 

Intellettuale Banaadiri     Intellett. Banaadiri 





 



Salim H. Mao/Master of Markacadeey

salim_mao_3 copy.jpg (23919 bytes)

Foto di gruppo di banaadiri in Ollanda

all6 copy.jpg (45476 bytes) 
engabbas.jpg (24845 bytes)
holland2.jpg (29259 bytes)
salim2.jpg (26418 bytes)
odoyaal1.jpg (30240 bytes)
all3 copy.jpg (41122 bytes)
aweys_khamis2.jpg (32550 bytes)
odayaal5.jpg (41019 bytes)
odayaal9.jpg (42898 bytes)
odayaal10.jpg (40083 bytes)
shirka_2aad_13.jpg (44490 bytes)
sharif_cumar.jpg (39870 bytes)
anisa.jpg (41556 bytes)
guud1.jpg (43205 bytes)
guud4.jpg (44304 bytes)
ikar1.jpg (34306 bytes)
















muridi1.jpg (39339 bytes)
A.jpg (25929 bytes)
sharif_cumar3.jpg (35901 bytes)
aweys_axmed.jpg (41225 bytes)
buwe.jpg (34499 bytes)
x2.jpg (35790 bytes)
holland2.jpg (29259 bytes)
shirka4.jpg (25652 bytes)
sharif_cali.jpg (27221 bytes)
moh_cadde.jpg (29983 bytes)
oday4.jpg (23065 bytes)
nuur_sharif2 copy.jpg (23995 bytes)
maclow1.jpg (33075 bytes)
ibrahim.jpg (24127 bytes)
 
oday11.jpg (18210 bytes)
minesota.jpg (33746 bytes)
moh_xabib.jpg (27007 bytes)
from_swiss.jpg (22827 bytes)


Contact Banaadiri in Italy:


banaadiri@gmail.com
or,
banaadiri1@yahoo.it


5 agosto 2005

Troops oust Mauritania leader, promise democracy ...

(Photo: Getty Images)









Troops oust Mauritania leader, promise democracy
China Daily Troops seized power in the oil-rich northwest African country of Mauritania, overthrowing President Maaouyia Ould Taya while he was abroad and pledging to bring in democracy, in a move which sparked c...




permalink | inviato da il 5/8/2005 alle 10:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 dicembre 2004



Interni
Ritorna la legge Marziale ai tempi della guerra infinita
di Domenico Gallo

È passata quasi inosservata l'approvazione, da parte del Senato, lo scorso 18 novembre, di un ambizioso progetto governativo di riforma delle leggi penali e della giurisdizione militare. Nel panorama desolato di leggi o di progetti di legge che demoliscono gli assi portanti dell'intero edificio costituzionale la riforma dei codici e della giurisdizione militare può sembrare questione di secondaria importanza.
Fnte: L'Unità




permalink | inviato da il 15/12/2004 alle 16:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 settembre 2004



Politica

11 set 14:20   Bari: Berlusconi su Ue, "Bisogna aggiornare il patto di stabilita'"


BARI - Dalla Fiera del Levante, inaugurata oggi a Bari, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha parlato dell'economia dell'Unione Europea sostenendo la necessita' di aggiornare il patto di stabilita' per garantire la crescita nell'Ue. "Di qui - ha continuato il premier - la necessita' di integrarlo con i principi di Lisbona che porteranno l'Europa ad essere entro il 2010 la zona con il piu' alto tasso di sviluppo e di crescita degli investimenti". (Agr)
Fnte: c. della Sera




permalink | inviato da il 13/9/2004 alle 8:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 settembre 2004



Politica

13 set 03:21   Federalismo: Maroni, gettito erariale anche a Regioni


GENOVA - "E' necessario lasciare una parte del gettito erariale raccolto dallo Stato alle Regioni". Ne e' convinto il ministro del Welfare Roberto Maroni, secondo cui la riforma del federalismo potra' essere veramente completa solo se sara' risolto il problema del finanziamento alle Regioni. Se ne e' parlato ieri a Genova alla festa dell'Unita'. (Agr)
Fnte: C. della Sera




permalink | inviato da il 13/9/2004 alle 8:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 luglio 2004




Sindacale
La nuova concertazione nasce "separata". La Cgil lascia il tavolo
di red

Moderazione salariale assoluta e stipendi più bassi con una decontribuzione per i nuovi assunti nel Sud. Con queste premesse il documento presentato dal presidente di Confindustria Montezemolo viene bocciato dalla Cgil, che lascia il tavolo su cui doveva rinascere la concertazione tra le parti sociali per la ripresa economica. Epifani spiega: «Ci sono tanti contratti scaduti da mesi, se non si rinnovano per me è un problema». Angeletti della Uil ammette di non condividere il documento. Ma anche con il piede sbagliato, per Uil e Cisl, l'importante è partire.
Fnte : Unità




permalink | inviato da il 15/7/2004 alle 8:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 luglio 2004



Crollate altre
due cime, Dolomiti in
pericolo

Fnte : C. della Sera

<




permalink | inviato da il 15/7/2004 alle 8:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 luglio 2004



(Liverani)

Pressing su Follini: entri nel governo
Fini: «Tutti i leader Cdl nel direttivo»
Fonte : C. della Sera
<




permalink | inviato da il 15/7/2004 alle 8:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 marzo 2004



Ora un chiarimento con gli alleati

[b]ROMA Sereno e nel contempo preoccupato, così si descrive Piero Fassino all’indomani del grande corteo pacifista e «dell’aggressione squadristica» ai danni dei Ds. «Mi sono assunto la difficile e non piacevole responsabilità personale di espormi - spiega -. Ma vorrei fosse chiaro che quello che è accaduto non riguarda né soltanto Fassino, né soltanto i Ds. Posso nutrire solidarietà per San Sebastiano, ma non mi identifico con lui e non ho alcuna vocazione al martirio. E il problema, tra l’altro, non riguarda me, ma l’intero centrosinistra...»
[b]Onorevole Fassino, sta battendo sul tasto dolente degli «esponenti di forze alleate» che «hanno scelto la divisione», per citare il comunicato della Quercia?
Vede, io posso capire qualunque posizione sulla guerra. Quello che non posso accettare è che la guerra venga usata in modo cinico e immorale con l’obiettivo di raggranellare lo 0,5% in più alle elezioni. Noi siamo alla vigilia di un voto, chiederemo agli italiani di avere fiducia nel centrosinistra e io voglio sapere dai miei alleati se ci battiamo per vincere insieme o se c’è qualcuno che pensa che è meglio perdere pur di guadagnare qualche consenso in più per sé e per il proprio partito.
E questo c’entra qualcosa con le tensioni dell’altro ieri? I Disobbedienti non sono iscritti al Pdci o ai Verdi. Rizzo, tra l’altro, afferma che non ha alcuna velleità di scovare nemici a sinistra.
Per ora sono solo parole. Le cronache dei giorni scorsi sono piene di dichiarazioni che hanno alimentato la convinzione che i Ds fossero favorevoli alla guerra, amici di Bush, traditori del movimento. Frasi che se non pronunciate avrebbero creato un clima molto diverso. Quando Strada ha detto che siamo dei «delinquenti politici» non ho sentito né Pecoraro Scanio, né Diliberto, né altri dirigenti del centrosinistra reagire. Il problema, lo ripeto, è se tutta l’opposizione è capace di rassicurare un Paese inquieto di fronte alla crisi del centrodestra. Non rassicureremo nessuno se ci presentiamo come una coalizione rissosa, divisa, preda di gelosie e invidie.
Quello che vale per verdi e Pdci vale anche per Bertinotti?
Bertinotti ha preso posizioni più rispettose. Anche se non posso non registrare che altri esponenti del suo partito si sono lasciati andare a giudizi ingenerosi e infondati a proposito della nostra posizione sull’Iraq
Il blitz dei centri sociali ha fatto passare in secondo piano una manifestazione di centinaia di migliaia di persone. «Il caso Fassino è stato strumentalizzato», accusa la Tavola della pace.
Io sono sereno e nel contempo preoccupato. Sono sereno per lo straordinario successo di una manifestazione che ha mostrato la vitalità di un movimento fatto di centinaia di migliaia di donne, di uomini, di giovani, di ragazzi. Un grande corteo colorato e pacifico che ha detto ancora una volta no alla guerra in Iraq, con forza ancora maggiore dell’anno scorso, visto che quel conflitto non ha realizzato nessuno degli obiettivi che si era prefissato. Saddam non c‘è più, e questo è sicuramente un bene. Ma è legittimo chiedersi se lo stesso obiettivo non potesse essere raggiunto con altri strumenti, a fronte di un dopo guerra iracheno tanto travagliato. L’Iraq è scosso quotidianamente da violenze. Il terrorismo internazionale non è diminuito, come si è visto a Madrid. La pace in Medio Oriente non è più vicina, come dimostrano gli attentati di Gerusalemme e le iniziative militari a Gaza, i sentimenti anti occidentali che corrono sotto la pelle delle società musulmane sono cresciuti. Il mondo non è più sicuro di un anno fa. Il no alla guerra, gridato sabato da centinaia di migliaia di persone, tra l’altro, si congiungeva a un altro no: quello al terrorismo. E no alla guerra e al terrorismo sono state le parole d’ordine che hanno percorso in tutto il mondo le manifestazioni pacifiste dell’altro ieri, come quella madrilena organizzata dopo le stragi spagnole.
Come si spiega l’attacco ai Ds e alla Lista unitaria? L’anno scorso nessuno vi intimava «fuori dal corteo». Sabato è successo. Se l'aspettava?
Avevamo messo nel conto la possibilità di qualche provocazione. E qui c’è il motivo di preoccupazione di cui parlavo prima. Un grande corteo pacifico turbato, poi, dalla presenza molto minoritaria di gruppi militarizzati che non erano lì per protestare contro Bush, né contro i suoi alleati. Ma per attaccare la Lista unitaria. La stessa che ha sostenuto con chiarezza che al terrorismo bisogna dare una risposta ferma e netta e che neanche per un istante si può invocare Bush e la sua politica per giustificare il terrorismo.
Nel mirino, però, c’erano solo i Ds. Castagnetti e Rutelli non sono stati sfiorati neppure da un fischio.
La ragione è evidente. Si individua nei Ds la forza principale del progetto della lista unitaria, la principale forza che può riorganizzare il campo delle forze riformiste e progressiste italiane. Non si vuole una sinistra moderna e di governo forte. Questa è la ragione per la quale non possiamo accettare questa offensiva. In questi mesi, tra l’altro, non ci siamo limitati a ribadire il nostro no alla guerra e le nostre critiche a come è stato condotto il dopo guerra iracheno. Ma abbiamo cercato di avanzare una proposta politica per una svolta in Iraq: il passaggio all’Onu della guida di questa drammatica transizione.
Ed è solo questo il motivo dell’aggressione fisica contro i Ds a Santa Maria Maggiore?
Ripeto, sono preoccupato, anche se l’episodio è stato circoscritto grazie al senso di responsabilità mio e di tutti i Ds. Abbiamo scelto volutamente di non accettare provocazioni. Se avessimo reagito ci sarebbe stata una drammatizzazione molto più grave.
Anche per questo ha abbandonato il corteo?
Abbiamo scelto, per rispetto alla manifestazione, di evitare qualsiasi atto che potesse compromettere quella così grande partecipazione. Ma la nostra responsabilità non può non far vedere a tutti la gravità dell’episodio e il clima in cui è maturato. Nel movimento continua ad essere accettata e tollerata la presenza di chi utilizza la violenza, l’intimidazione e la sopraffazione come metodo di lotta politica. Una cosa inaccettabile. Ne va di mezzo lo stesso movimento per la pace che è, per definizione, più largo di un partito e non può essere ridotto a una sola politica...
Qui però non si tratta di linea, ma di divisione parlamentare tra chi ha detto no al ritiro e chi non ha partecipato al voto per protestare contro il governo...
E questo la dice lunga sulla verità distorta che è stata fornita. Tutti siamo contro la guerra, ma qualcuno ha oscurato strumentalmente questo dato. E questo ha anche determinato l’attacco anti Ds dell’altro ieri. Ogni movimento è sempre caratterizzato da pluralismo interno e dalla coesistenza di più posizioni e sensibilità. Tanto più quello della pace che tiene insieme culture, esperienze politiche, ragioni di fede molto diverse. È sbagliata la concezione secondo la quale o ci si identifica con una certa parola d’ordine o non si vuole la pace. Questo grande movimento è unito dalla comune tensione e volontà di pace. Poi su come realizzare questo obiettivo è del tutto legittimo che ci sia una pluralità di posizioni. Queste devono essere riconosciute e rispettate. Io rispetto chi per ragioni di fede, o culturali o politiche nega che per realizzare la pace non si debba mai ricorrere all’uso della forza. Anche se per esperienza so che non è così, che la politica può anche ricorrere all’uso della forza. Ma sempre nel rispetto della legalità internazionale.
In Kosovo è stata usata la forza nel rispetto della legalità internazionale, ma oggi la situazione torna a precipitare...
Lì da quattro anni la presenza di migliaia di soldati di vari Paesi, tra cui l’Italia, impedisce che si accenda una nuova guerra. Nonostante questo registriamo in queste ore che l’incendio potrebbe di nuovo scoppiare. E allora che facciamo? Andiamo via e lasciamo che si scannino tra loro? O rimaniamo lì cerando, semmai, di avere una strategia che ancora di più riesca a dare soluzione politica a quella crisi?
Questo significa che in Iraq bisognerà rimanere anche dopo giugno?
Tutti citano Zapatero, oggi. La mia posizione è identica a quella del nuovo premier spagnolo. In Iraq ci accontentiamo semplicemente di dire no alla guerra, ritiro immediato, succeda quello che succeda? Coerenza vorrebbe che a quel punto spegnessimo i televisori e le radio per evitare di ascoltare notizie agghiaccianti di ulteriori morti e stragi. Io penso, al contrario, che - riconfermando il nostro no alla guerra e a come si è condotto il dopo guerra - dobbiamo batterci per una svolta che cambi il segno di quella transizione. Zapatero ha chiesto questo. Bisogna smetterla con la furbizia di far dire a Zapatero una cosa che non ha detto. Lui non ha mai detto la Spagna il 30 giugno lascia l’Iraq, punto e basta. Ha detto: le cose così non vanno, bisogna cambiare e se non cambiano allora la Spagna si disimpegnerà. Ma è chiaro che la priorità è quella di ottenere la svolta con l’Onu in Iraq. E in Italia i Ds e la lista unitaria hanno proposto esattamente la stessa cosa. E io chiedo: si può discutere serenamente di questo problema senza essere tacciati di essere traditori o guerrafondai?
A chi si rivolge? A Diliberto, a Rizzo, a Pecoraro Scanio, a Gino Strada?
Mi rivolgo a quanti hanno giocato a cambiare le carte in tavola. Il centrosinistra è un’alleanza plurima. È possibile discutere posizioni diverse senza anatemi? Vogliamo liberarci di un cancro che la sinistra si porta dietro, per cui sembra che il problema sia sempre quello di scovare il traditore nel proprio campo? Io e altri dirigenti Ds, anche quando non le abbiamo condivise, non abbiamo mai demonizzato le idee di altri partiti del centrosinistra o di pezzi del movimento per la pace. Le abbiamo rispettate, ci siamo confrontati. Verso di noi non viene fatta la stessa cosa. Perché il dibattito dentro il centrosinistra e nel rapporto con il movimento per la pace deve essere intossicato da una rappresentazione caricaturale e faziosa, per cui sembra che la guerra in Iraq c’è perché si è fatta la lista unitaria in Italia e non perché l’ha dichiarata Bush?
Aveva ragione chi sosteneva che la Lista unitaria avrebbe creato tensioni con i movimenti e le altre componenti del centrosinistra?
La lista unitaria non è nata per dividere. Chi dà questa rappresentazione sbaglia o strumentalizza la realtà. E questo è ancor più grave se l’unica motivazione è quella di lucrare una rendita di posizione elettorale. Il problema che io pongo è come il centrosinistra ritrova un modo di stare insieme che sia rispettoso delle posizioni di ciascuno. Ci proponiamo come un’alternativa di governo a Berlusconi ed è alla nostra portata la possibilità di essere maggioranza nel Paese. Ma per raggiungere questo obiettivo abbiamo il dovere di dimostrare agli italiani che questo centrosinistra, se vincesse le politiche, sarebbe in grado di stare insieme. Vogliamo essere un centrosinistra preda di ogni velleità estremistica o un’alleanza che ha l’ambizione di proporre agli italiani un progetto che si misura con i problemi del mondo e dell’Italia? È questa è la questione che riguarda il centrosinistra e i suoi dirigenti. A partire da quelli che in questi mesi, invece, hanno pensato che la cosa migliore da fare fosse sparare sui propri alleati.
Per il centrodestra i fatti di sabato dimostrano che un’opposizione divisa non può aspirare a governare l’Italia. Bondi e altri le hanno espresso solidarietà.
Ci sono state solidarietà sincere e solidarietà pelose. Ringrazio e accolgo le prime. Rispedisco al mittente le seconde. Il centrodestra pensi alle sue divisioni e ai suoi fallimenti, intanto. Per parte nostra, abbiamo il dovere di dimostrare che siamo una coalizione nella quale posizioni diverse possono convivere senza tradursi in lacerazioni e risse.
Sabato scorso lei si è trovato circondato da disubbidienti e centri sociali. Ci sono stati errori che oggi non rifarebbe?
Nessun uomo politico può dire mai «tutto è stato giusto, io non ho sbagliato». Sarebbe una sciocchezza presuntuosa. Non mi sono mai sottratto a una riflessione anche autocritica, quando questa era utile o necessaria. Ma quanto è accaduto sabato e nelle scorse settimane è stato qualcosa di diverso: il tentativo di delegittimare il nostro partito e i suoi dirigenti rispetto alla sinistra e al movimento per la pace. Questo è inaccettabile.



[b]ROMA Sereno e nel contempo preoccupato, così si descrive Piero Fassino all’indomani del grande corteo pacifista e «dell’aggressione squadristica» ai danni dei Ds. «Mi sono assunto la difficile e non piacevole responsabilità personale di espormi - spiega -. Ma vorrei fosse chiaro che quello che è accaduto non riguarda né soltanto Fassino, né soltanto i Ds. Posso nutrire solidarietà per San Sebastiano, ma non mi identifico con lui e non ho alcuna vocazione al martirio. E il problema, tra l’altro, non riguarda me, ma l’intero centrosinistra...»
[b]Onorevole Fassino, sta battendo sul tasto dolente degli «esponenti di forze alleate» che «hanno scelto la divisione», per citare il comunicato della Quercia?
Vede, io posso capire qualunque posizione sulla guerra. Quello che non posso accettare è che la guerra venga usata in modo cinico e immorale con l’obiettivo di raggranellare lo 0,5% in più alle elezioni. Noi siamo alla vigilia di un voto, chiederemo agli italiani di avere fiducia nel centrosinistra e io voglio sapere dai miei alleati se ci battiamo per vincere insieme o se c’è qualcuno che pensa che è meglio perdere pur di guadagnare qualche consenso in più per sé e per il proprio partito.
E questo c’entra qualcosa con le tensioni dell’altro ieri? I Disobbedienti non sono iscritti al Pdci o ai Verdi. Rizzo, tra l’altro, afferma che non ha alcuna velleità di scovare nemici a sinistra.

Per ora sono solo parole. Le cronache dei giorni scorsi sono piene di dichiarazioni che hanno alimentato la convinzione che i Ds fossero favorevoli alla guerra, amici di Bush, traditori del movimento. Frasi che se non pronunciate avrebbero creato un clima molto diverso. Quando Strada ha detto che siamo dei «delinquenti politici» non ho sentito né Pecoraro Scanio, né Diliberto, né altri dirigenti del centrosinistra reagire. Il problema, lo ripeto, è se tutta l’opposizione è capace di rassicurare un Paese inquieto di fronte alla crisi del centrodestra. Non rassicureremo nessuno se ci presentiamo come una coalizione rissosa, divisa, preda di gelosie e invidie.
Quello che vale per verdi e Pdci vale anche per Bertinotti?

Bertinotti ha preso posizioni più rispettose. Anche se non posso non registrare che altri esponenti del suo partito si sono lasciati andare a giudizi ingenerosi e infondati a proposito della nostra posizione sull’Iraq
Il blitz dei centri sociali ha fatto passare in secondo piano una manifestazione di centinaia di migliaia di persone. «Il caso Fassino è stato strumentalizzato», accusa la Tavola della pace.

Io sono sereno e nel contempo preoccupato. Sono sereno per lo straordinario successo di una manifestazione che ha mostrato la vitalità di un movimento fatto di centinaia di migliaia di donne, di uomini, di giovani, di ragazzi. Un grande corteo colorato e pacifico che ha detto ancora una volta no alla guerra in Iraq, con forza ancora maggiore dell’anno scorso, visto che quel conflitto non ha realizzato nessuno degli obiettivi che si era prefissato. Saddam non c‘è più, e questo è sicuramente un bene. Ma è legittimo chiedersi se lo stesso obiettivo non potesse essere raggiunto con altri strumenti, a fronte di un dopo guerra iracheno tanto travagliato. L’Iraq è scosso quotidianamente da violenze. Il terrorismo internazionale non è diminuito, come si è visto a Madrid. La pace in Medio Oriente non è più vicina, come dimostrano gli attentati di Gerusalemme e le iniziative militari a Gaza, i sentimenti anti occidentali che corrono sotto la pelle delle società musulmane sono cresciuti. Il mondo non è più sicuro di un anno fa. Il no alla guerra, gridato sabato da centinaia di migliaia di persone, tra l’altro, si congiungeva a un altro no: quello al terrorismo. E no alla guerra e al terrorismo sono state le parole d’ordine che hanno percorso in tutto il mondo le manifestazioni pacifiste dell’altro ieri, come quella madrilena organizzata dopo le stragi spagnole.
Come si spiega l’attacco ai Ds e alla Lista unitaria? L’anno scorso nessuno vi intimava «fuori dal corteo». Sabato è successo. Se l'aspettava?

Avevamo messo nel conto la possibilità di qualche provocazione. E qui c’è il motivo di preoccupazione di cui parlavo prima. Un grande corteo pacifico turbato, poi, dalla presenza molto minoritaria di gruppi militarizzati che non erano lì per protestare contro Bush, né contro i suoi alleati. Ma per attaccare la Lista unitaria. La stessa che ha sostenuto con chiarezza che al terrorismo bisogna dare una risposta ferma e netta e che neanche per un istante si può invocare Bush e la sua politica per giustificare il terrorismo.
Nel mirino, però, c’erano solo i Ds. Castagnetti e Rutelli non sono stati sfiorati neppure da un fischio.

La ragione è evidente. Si individua nei Ds la forza principale del progetto della lista unitaria, la principale forza che può riorganizzare il campo delle forze riformiste e progressiste italiane. Non si vuole una sinistra moderna e di governo forte. Questa è la ragione per la quale non possiamo accettare questa offensiva. In questi mesi, tra l’altro, non ci siamo limitati a ribadire il nostro no alla guerra e le nostre critiche a come è stato condotto il dopo guerra iracheno. Ma abbiamo cercato di avanzare una proposta politica per una svolta in Iraq: il passaggio all’Onu della guida di questa drammatica transizione.
Ed è solo questo il motivo dell’aggressione fisica contro i Ds a Santa Maria Maggiore?

Ripeto, sono preoccupato, anche se l’episodio è stato circoscritto grazie al senso di responsabilità mio e di tutti i Ds. Abbiamo scelto volutamente di non accettare provocazioni. Se avessimo reagito ci sarebbe stata una drammatizzazione molto più grave.
Anche per questo ha abbandonato il corteo?

Abbiamo scelto, per rispetto alla manifestazione, di evitare qualsiasi atto che potesse compromettere quella così grande partecipazione. Ma la nostra responsabilità non può non far vedere a tutti la gravità dell’episodio e il clima in cui è maturato. Nel movimento continua ad essere accettata e tollerata la presenza di chi utilizza la violenza, l’intimidazione e la sopraffazione come metodo di lotta politica. Una cosa inaccettabile. Ne va di mezzo lo stesso movimento per la pace che è, per definizione, più largo di un partito e non può essere ridotto a una sola politica...
Qui però non si tratta di linea, ma di divisione parlamentare tra chi ha detto no al ritiro e chi non ha partecipato al voto per protestare contro il governo...

E questo la dice lunga sulla verità distorta che è stata fornita. Tutti siamo contro la guerra, ma qualcuno ha oscurato strumentalmente questo dato. E questo ha anche determinato l’attacco anti Ds dell’altro ieri. Ogni movimento è sempre caratterizzato da pluralismo interno e dalla coesistenza di più posizioni e sensibilità. Tanto più quello della pace che tiene insieme culture, esperienze politiche, ragioni di fede molto diverse. È sbagliata la concezione secondo la quale o ci si identifica con una certa parola d’ordine o non si vuole la pace. Questo grande movimento è unito dalla comune tensione e volontà di pace. Poi su come realizzare questo obiettivo è del tutto legittimo che ci sia una pluralità di posizioni. Queste devono essere riconosciute e rispettate. Io rispetto chi per ragioni di fede, o culturali o politiche nega che per realizzare la pace non si debba mai ricorrere all’uso della forza. Anche se per esperienza so che non è così, che la politica può anche ricorrere all’uso della forza. Ma sempre nel rispetto della legalità internazionale.
In Kosovo è stata usata la forza nel rispetto della legalità internazionale, ma oggi la situazione torna a precipitare...

Lì da quattro anni la presenza di migliaia di soldati di vari Paesi, tra cui l’Italia, impedisce che si accenda una nuova guerra. Nonostante questo registriamo in queste ore che l’incendio potrebbe di nuovo scoppiare. E allora che facciamo? Andiamo via e lasciamo che si scannino tra loro? O rimaniamo lì cerando, semmai, di avere una strategia che ancora di più riesca a dare soluzione politica a quella crisi?
Questo significa che in Iraq bisognerà rimanere anche dopo giugno?

Tutti citano Zapatero, oggi. La mia posizione è identica a quella del nuovo premier spagnolo. In Iraq ci accontentiamo semplicemente di dire no alla guerra, ritiro immediato, succeda quello che succeda? Coerenza vorrebbe che a quel punto spegnessimo i televisori e le radio per evitare di ascoltare notizie agghiaccianti di ulteriori morti e stragi. Io penso, al contrario, che - riconfermando il nostro no alla guerra e a come si è condotto il dopo guerra - dobbiamo batterci per una svolta che cambi il segno di quella transizione. Zapatero ha chiesto questo. Bisogna smetterla con la furbizia di far dire a Zapatero una cosa che non ha detto. Lui non ha mai detto la Spagna il 30 giugno lascia l’Iraq, punto e basta. Ha detto: le cose così non vanno, bisogna cambiare e se non cambiano allora la Spagna si disimpegnerà. Ma è chiaro che la priorità è quella di ottenere la svolta con l’Onu in Iraq. E in Italia i Ds e la lista unitaria hanno proposto esattamente la stessa cosa. E io chiedo: si può discutere serenamente di questo problema senza essere tacciati di essere traditori o guerrafondai?
A chi si rivolge? A Diliberto, a Rizzo, a Pecoraro Scanio, a Gino Strada?

Mi rivolgo a quanti hanno giocato a cambiare le carte in tavola. Il centrosinistra è un’alleanza plurima. È possibile discutere posizioni diverse senza anatemi? Vogliamo liberarci di un cancro che la sinistra si porta dietro, per cui sembra che il problema sia sempre quello di scovare il traditore nel proprio campo? Io e altri dirigenti Ds, anche quando non le abbiamo condivise, non abbiamo mai demonizzato le idee di altri partiti del centrosinistra o di pezzi del movimento per la pace. Le abbiamo rispettate, ci siamo confrontati. Verso di noi non viene fatta la stessa cosa. Perché il dibattito dentro il centrosinistra e nel rapporto con il movimento per la pace deve essere intossicato da una rappresentazione caricaturale e faziosa, per cui sembra che la guerra in Iraq c’è perché si è fatta la lista unitaria in Italia e non perché l’ha dichiarata Bush?
Aveva ragione chi sosteneva che la Lista unitaria avrebbe creato tensioni con i movimenti e le altre componenti del centrosinistra?

La lista unitaria non è nata per dividere. Chi dà questa rappresentazione sbaglia o strumentalizza la realtà. E questo è ancor più grave se l’unica motivazione è quella di lucrare una rendita di posizione elettorale. Il problema che io pongo è come il centrosinistra ritrova un modo di stare insieme che sia rispettoso delle posizioni di ciascuno. Ci proponiamo come un’alternativa di governo a Berlusconi ed è alla nostra portata la possibilità di essere maggioranza nel Paese. Ma per raggiungere questo obiettivo abbiamo il dovere di dimostrare agli italiani che questo centrosinistra, se vincesse le politiche, sarebbe in grado di stare insieme. Vogliamo essere un centrosinistra preda di ogni velleità estremistica o un’alleanza che ha l’ambizione di proporre agli italiani un progetto che si misura con i problemi del mondo e dell’Italia? È questa è la questione che riguarda il centrosinistra e i suoi dirigenti. A partire da quelli che in questi mesi, invece, hanno pensato che la cosa migliore da fare fosse sparare sui propri alleati.
Per il centrodestra i fatti di sabato dimostrano che un’opposizione divisa non può aspirare a governare l’Italia. Bondi e altri le hanno espresso solidarietà.

Ci sono state solidarietà sincere e solidarietà pelose. Ringrazio e accolgo le prime. Rispedisco al mittente le seconde. Il centrodestra pensi alle sue divisioni e ai suoi fallimenti, intanto. Per parte nostra, abbiamo il dovere di dimostrare che siamo una coalizione nella quale posizioni diverse possono convivere senza tradursi in lacerazioni e risse.
Sabato scorso lei si è trovato circondato da disubbidienti e centri sociali. Ci sono stati errori che oggi non rifarebbe?

Nessun uomo politico può dire mai «tutto è stato giusto, io non ho sbagliato». Sarebbe una sciocchezza presuntuosa. Non mi sono mai sottratto a una riflessione anche autocritica, quando questa era utile o necessaria. Ma quanto è accaduto sabato e nelle scorse settimane è stato qualcosa di diverso: il tentativo di delegittimare il nostro partito e i suoi dirigenti rispetto alla sinistra e al movimento per la pace. Questo è inaccettabile.

Fonte : Unità.




permalink | inviato da il 23/3/2004 alle 8:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


2 ottobre 2003

Re : Le destre piegano la storia e varano l'anti 25 aprile

Politica
Le destre piegano la storia e varano l’anti-25 aprile
di Nedo Canetti

 

 

 

stato approvato in Senato, con i voti della maggioranza, il «Giorno della libertà». Circa un anno e mezzo fa, l'8 maggio 2002, Forza Italia presentò un ddl, sottofirmato da un cospicuo numero di senatori, che prevedeva l'istituzione di una nuova festività in occasione del 9 novembre, anniversario della caduta del Muro di Berlino. Ora il testo va alla Camera. Il testo è abbastanza semplice. Preveda, per il «Giorno», considerato «simbolo della liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo», l'organizzazione di cerimonie commemorative ufficiali e momenti di approfondimenti nelle scuole sugli «effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti». La relazione introduttiva del senatore Sergio Travaglia e tutto il dibattito successivo, in commissione ed in aula, chiariva, ben presto, che la iniziativa di condannare «tutti i totalitarismi», si era trasformata, ben presto, in un attacco a senso unico……..

Fonte : L’Unità

 

 




permalink | inviato da il 2/10/2003 alle 11:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


2 ottobre 2003

Re : Lista Unica, a Nov. 2003 si riuniscono i delegati DS

Politica
Lista unica. A novembre si riuniscono i delegati ds, poi referendum nel partito
di Aldo Varano

 

 

 

Romano Prodi sarà o no alla testa della lista unitaria a cui in molti nell’area dell’Ulivo stanno lavorando? Risponde ai giornalisti il presidente della Commissione europea: «Per adesso, non vedo nessun elemento che mi spinga a lasciare in anticipo il mio ruolo», che come tutti sanno è quello di dirigere l’Europa. «Per adesso» significa qui ed ora, non significa: per ora e per sempre. E a chi gli chiede ulteriori lumi Romano Prodi rilegge in francese quel che ha dichiarato a Le Soir ........




permalink | inviato da il 2/10/2003 alle 11:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


2 ottobre 2003

Re : Sulle Pensione

Economia
Il premier: sulle pensioni tireremo dritto. E i sindacati confermano lo sciopero
di Felicia Masocco


Neanche è cominciato che già si è concluso. Il confronto sulle pensioni - il cosiddetto «tavolo» - è naufragato alla prima occasione. Nel faccia a faccia coi sindacati, il premier ha ripetuto che la riforma «è inderogabile» e che verrà varata venerdì, lunedì arriverà all'Ecofin. Con l'aggiunta dell'ultima beffa: le parti sociali riceveranno il testo definitivo via fax poco prima della sua approvazione. E ai sindacati non è rimasto che confermare lo sciopero generale del 24 ottobre.


Fonte : L’Unità




permalink | inviato da il 2/10/2003 alle 11:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


1 settembre 2003

Re Intervista al leader Ds Fassino

POLITICA
Intervista al leader Ds Fassino: la querela? Non mi faccio intimidire
«Investimenti nella Serbia di Milosevic
C’era il via libera di America ed Europa»
«Io sono l’aggredito e non l’aggressore Il centrodestra applica la tecnica di Goebbels: calunnia, calunnia, qualcosa resterà»
Il segretario Ds Piero Fassino (Emblema
Pensa di avere esagerato con Silvio Berlusconi? «E per che cosa?». Per avergli dato del burattinaio di Igor Marini, il faccendiere che vi sta gettando fango addosso sul caso Telekom-Serbia. Il presidente del Consiglio annuncia di avere sporto querela contro di lei. «Ma non scherziamo! Sono io che pretendo le scuse dal centrodestra. Sono mesi che i leader dell’opposizione vengono aggrediti, calunniati, denigrati. E l’offensiva proviene da ambienti e da personaggi vicinissimi a Berlusconi. Se non è lui il burattinaio, li faccia smettere».

Non si può dire che sabato 30 agosto
, alla Festa dell’Unità di Bologna, Piero Fassino si sia lasciato sfuggire una parola di troppo. Anche se il segretario dei Ds si sforza di essere freddo, è un torrente gonfio di indignazione. Vorrebbe archiviare una vicenda che invece, ne è quasi certo, continuerà a seminare veleno. Fassino non si fa grandi illusioni. Ma accetta di ricostruire l’acquisto chiacchieratissimo di Telekom Serbia nel 1997; e ne dà una versione che nega la tesi del favore al regime del dittatore Slobodan Milosevic. Spiega infatti che dopo il trattato di pace di Dayton, nel 1995, con la ex Jugoslavia smembrata in tre Stati con la mediazione del presidente Bill Clinton, «la scelta di Usa e Ue fu di favorire l’evoluzione democratica nei Balcani, Serbia compresa. E le aziende furono sollecitate a investire: imprese tedesche, americane, italiane, francesi e inglesi. Ma nessuno si è sognato di nominare una commissione di inchiesta».

Insomma, segretario, lei non sembra affatto pentito delle accuse contro Palazzo Chigi. E’ nato un altro Fassino, più aggressivo?
«Io aggressivo? Aggredito, semmai. E se ho usato parole forti, l’ho fatto a ragione. Da più di un anno è in atto una campagna di calunnie contro i maggiori esponenti dell’opposizione. Sia chiaro: io non mi preoccupo per Piero Fassino. Per quanti testimoni falsi possano inventarsi, sono tranquillo. La mia preoccupazione è politica. Appena si è ventilata l’ipotesi che Romano Prodi potesse ricandidarsi a palazzo Chigi, il centrodestra si è scatenato contro di lui prima sulla Sme, ora su Telekom Serbia. Da mesi viene aggredito Lamberto Dini: vogliono vendicarsi del fatto che nel 1995 consentì la formazione di un governo dopo la caduta del Berlusconi uno per mano della Lega. Ancora, da mesi viene attaccato il leader del maggior partito d’opposizione, per minarne la credibilità. Da mesi spuntano presunti testi-chiave pescati nel peggior sottobosco dei riciclatori di denaro e degli affaristi, che poi si rivelano un colossale bidone. E la destra li accredita, li copre. Si applica la tecnica di Goebbels: calunnia, calunnia, qualcosa resterà».

Scusi, onorevole Fassino, ma se sono mesi che il centrodestra vi tira addosso questo fango, perché reagite soltanto adesso?
«Perché chi ha la coscienza pulita pensa sempre che una cosa falsa, inventata di sana pianta, alla fine cada da sé. Quando poi ci si accorge che la destra non si ferma davanti a nulla, allora si reagisce. Ma se nel corpo della società italiana si iniettano queste tossine avvelenate, smaltirle poi sarà quasi impossibile. Prima ci aggrediscono, poi ci chiedono di essere interlocutori per le riforme istituzionali o delle pensioni».

Forse nella maggioranza qualcuno vuole ricambiare l’atteggiamento di una parte del centrosinistra contro Berlusconi.
«Non da parte mia. Io non ho mai aggredito nessuno, men che meno Berlusconi. Anzi, semmai sono stato accusato di essere prudente e moderato. Comunque, ammesso che in passato qualcuno abbia esagerato, questo legittima che si usi un simile sistema oggi? E’ pazzesco. Così, il bipolarismo sarà travolto».

Travolto in che senso?
«Che ci condanniamo a una specie di guerra civile strisciante. Per la Casa delle Libertà, noi non siamo avversari, ma nemici da abbattere».

Perché si è convinto che Berlusconi sia il burattinaio di Igor Marini?

«Io dico che Berlusconi ha la responsabilità politica di quello che accade. Gli uomini che ci aggrediscono sono i più vicini al presidente del Consiglio. Ne cito solo alcuni: Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto, Renato Schifani. Se Berlusconi non è il burattinaio, li faccia smettere. E ancora. Il Giornale è della famiglia Berlusconi, e da mesi apre a nove colonne dicendo che noi abbiamo preso soldi delle tangenti. Si intervenga».

Segretario, ma che cosa è stata la vendita di Telekom Serbia nel 1997? Può spiegarci finalmente come fu gestita?
«Ma guardi che non c’è nessuna nuova verità da rivelare. Lo hanno già spiegato in Parlamento esponenti diessini come Umberto Ranieri, Guido Calvi e Carlo Rognoni».

Lei no, però. Mentre sarebbe interessante capire il ruolo del governo di centrosinistra che guidava l’Italia nel 1997...
«Le rispondo, e rispondo anche alle domande che mi sono state rivolte da Ernesto Galli della Loggia. Intanto, quella secondo la quale si doveva bloccare l’acquisto di Telekom Serbia per non aiutare Milosevic. Si dimentica che nel 1995, dopo la pace di Dayton, la scelta di Usa e Ue fu di tentare di favorire un’evoluzione democratica nei Balcani. Via le sanzioni, via l’embargo. Le imprese europee e statunitensi furono incoraggiate a investire...».

Insomma, la mano a Milosevic non la deste voi, ma Usa e Ue.
«Gliela diede la comunità internazionale. E non è stata mica la prima volta. Altrimenti si dovrebbero creare commissioni di inchiesta anche sulla Cina per i diritti umani, sugli investimenti della Fiat a Togliattigrad in Urss, o sulle relazioni con l’Iran».

In questo caso, ci si chiede come mai nessuno sembri saperne nulla, come mai nessuno sia intervenuto.
«Ma perché dovevamo intervenire? La trattativa era nota e il governo non ha avuto alcun ruolo perché non doveva averlo, come peraltro in commissione è stato già ampiamente spiegato. Se a livello internazionale la strategia fosse stata quella di isolare Milosevic, allora si sarebbe dovuto intervenire. Ma poiché non era così, il governo non lo fece».

E i dispacci preoccupati del nostro ambasciatore a Belgrado?
«Le parole dell’ambasciatore alla commissione dimostrano la mia assoluta correttezza e la mia totale estraneità alla vicenda».

Perché Telekom Serbia fu pagata una cifra e rivenduta anni dopo ad un prezzo dimezzato?
«Sono decisioni aziendali, non dell’autorità politica. E’ un’azienda a decidere il prezzo di un acquisto o di una cessione. Perché la decisione doveva spettare al governo? Tanto più che fu conclusa quando Telecom era una società privata e la presenza dello Stato era irrilevante. D’altra parte, le scelte di un’azienda sono prerogativa dei suoi amministratori» .

Crede che le sue spiegazioni convinceranno la maggioranza?
«Non lo so. Certamente, finora la destra ha usato la Commissione Telekom-Serbia come una clava contro l’opposizione».

Lei non chiede di essere interrogato?
«Intanto, il termine "interrogato" non è corretto. Ascoltato, semmai».

Bene, ascoltato.

«Se la commissione vuole sa dove trovarmi. Certamente, se mi convocano andrò, come chiunque è tenuto a fare».

Si aspetta uno svelenimento della situazione o no?

«Temo che la destra continuerà, perché ha paura di perdere le elezioni del 2004, dopo la botta di qualche mese fa. Il governo fa acqua da tutte le parti. E l’autunno sarà ancora più difficile perché non sanno come presentare la Finanziaria, né come risolvere questioni come le pensioni, il caro prezzi, la sanità. Cercano di distogliere l’opinione pubblica dai problemi del Paese. E tentano disperatamente di delegittimarci».

Ci stanno riuscendo o no?
«Non ci lasciamo intimidire».
Fonte : C. della Sera

Massimo Franco




permalink | inviato da il 1/9/2003 alle 9:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


14 agosto 2003

Re 13 Agosto - Berlusconi ......


Politica

13 ago 17:15   Berlusconi: sicurezza in Italia superiore ai livelli medi europei

ROMA - "L'ordine pubblico e la sicurezza in Italia risultano al di sopra dei livelli medi europei". Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che oggi ha incontrato il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu. (Agr)




permalink | inviato da il 14/8/2003 alle 10:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


4 luglio 2003

Re: Il ns. presidente della Repubblica ''soddisfazione per il chiarimento ''

POLITICA
 
Il presidente della Repubblica commenta le scuse rivolte a Berlino
Ciampi: «Soddisfazione per il chiarimento»
Dopo la telefonata tra Berlusconi e Schroeder: «L'Europa potrà sempre contare sulla coscienza europeista degli italiani»
ROMA - «Non possiamo permettere che le dolorose polemiche che hanno turbato il dibattito di mercoledì pesino sui futuri lavori. Devono essere al più presto recuperate saggezza e serenità. A ciò volgono i chiarimenti in corso. A tal proposito ho preso atto con
Ciampi con Prodi e Berlusconi in occasione della cerimonia di inizio
del Semestre di Presidenza italiana (Lapresse)
soddisfazione del positivo colloquio avvenuto poco fa tra il Presidente del Consiglio italiano ed il cancelliere tedesco
». Lo ha affermato, durante la cena al Quirinale, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

COSCIENZA EUROPEISTA - «L'Europa potrà sempre contare sulla coscienza europeista degli italiani», ha proseguito il Capo dello Stato, «essa si basa sui valori di libertà e di rispetto della dignità di ogni essere umano, fondamento della nostra civiltà». La scorsa settimana «ho avuto modo di ricordare gli anni drammatici vissuti dalla mia generazione nella sua giovinezza: le cupe esperienze della dittatura, le stragi sui campi di battaglia, gli orrori dei lager. Queste sono state le radici profonde del nostro europeismo. Sapevo e sentivo di interpretare l'animo di tutti gli italiani».

LA COSTITUZIONE - «È interesse di tutti che la conferenza intergovernativa consacri quanto di positivo deciso dalla Convenzione», sono ancora le parole del Capo dello Stato, «non c'è bisogno di riaprire i punti concordati in lunghi mesi di negoziato, durante i quali la Convenzione ha ascoltato anche la voce dei governi. Occorre guardare avanti. Gli incontri fra la Commissione europea ed il Governo italiano, all'inizio del semestre di Presidenza, hanno sempre stimolato una concreta e fattiva collaborazione. Sarà sicuramente così anche questa volta. La collaborazione fra il Governo italiano e la Commissione è la garanzia di significativi avanzamenti per l'Europa. La Commisione è una istituzione cardine dell'Unione: ha consentito alla Ue di compiere straordinari avanzamenti. Tra pochi mesi saranno chiamati gli europei ad eleggere il nuovo Parlamento europeo dobbiamo presentare loro anche una Costituzione che definisca un nuovo modello istituzionale e di Governo».

3 luglio 2003

Fonte C. della Sera




permalink | inviato da il 4/7/2003 alle 11:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 luglio 2003

Berlusconi Obbligato a chiedere scusa alla Germania e ai Tedeschi

Politica
Berlusconi costretto a scusarsi con Schroeder. Le pressioni di Ciampi sul "caso Schulz"
di red.

«La questione è chiusa», dice Schroeder in serata. La telefonata di scuse di Berlusconi, chiesta ufficialmente dal governo tedesco, dai e dai è arrivata. I rapporti diplomatici tra Germania ed Italia stavano arrivando a un brutto livello di guardia dopo «l'inaccettabile paragone» fatto da Silvio Berlusconi mercoledì al Parlamento europeo a carico di un eurodeputato dell'Spd. Il caso resta al vaglio del Parlamento europeo dove sarà discusso giovedì nella conferenza dei presidenti dei gruppi. I socialisti insistono perché la questione sia risolta per via istituzionale.

Berlusconi costretto a scusarsi con Schroeder. Le pressioni di Ciampi sul "caso Schulz"
di 
red.

La crisi aperta e formale tra Germania ed italia, dopo «l'inaccettabile paragone» fatto da Silvio Berlusconi mercoledì al Parlamento europeo, si è avviata alla chiusura soltanto in serata dopo un frenetico lavorio della diplomazia. Silvio Berlusconi ha infine telefonato al cancelliere tedesco Gerhard Schoereder per scusarsi formalmente, dopo che in mattinata il premier tedesco aveva giudicato il paragone fatto dal presidente del Consiglio italiano «totalmente inaccettabile». «Mi aspetto»- aveva detto giovedì mattina Schroeder- che Berlusconi «si scusi con forza per questo paragone inaccettabile nella forma e nella sostanza».

«Berlusconi mi ha espresso il suo rincrescimento per la scelta delle parole ed il concetto»- ha detto in serata il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder riassumendo per i giornalisti l'esito della telefonata svoltasi poco prima delle sette di sera con il premier italiano Silvio Berlusconi. Il cancelliere ha chiuso le sue brevi dichiarazioni affermando che, dopo questa telefonata, «per il governo federale la questione è chiusa».

Critiche a Berlusconi erano giunte oggi anche dal presidente del Bundestag (la Camera dei deputati tedesca), il socialdemocratico Wolfgang Thiersein: «A nessun politico democratico può essere consentito di spingere il confronto con un altro politico democratico così in là da disonorarlo con un paragone nazista», ha detto. Anche per Thierse Berlusconi dovrebbe scusarsi «molto chiaramente» con Schulz. Così la faccenda, da un punto di vista umano, sarebbe chiarita, «resta però - ha aggiunto – un grave sbaglio di un presidente dell'Ue».

Ma la giornata, apertasi con una valanga di critiche di tutta la stampa europea, è stata lunga e difficile per Berlusconi e per l'Italia. E resta convocata la riunione dei presidenti dei gruppi del Parlamento europeo. Mentre il presidente del gruppo socialista (Pse), Enrique Baron Crespo, aveva detto che in mancanza di «scuse formali» per Schulz e il parlamento europeo, il Pse avrebbe chiesto che il presidente dell'Europarlamento proponesse formalmente di inserire la vicenda al primo punto dell'ordine del giorno del Vertice Ue di metà ottobre, quello che deve lanciare i lavori della Cig, la Conferenza intergovernativa sul nuovo Trattato. «Con le sue affermazioni offensive e la sua reiterata volontà di non scusarsi, Berlusconi ha provocato un conflitto tra le due istituzioni, che va risolto per via istituzionale», ha detto Baron Crespo.

Fonte Unità.




permalink | inviato da il 4/7/2003 alle 10:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 luglio 2003

Re La Gaffe del Premeir Berlusconi nel Parlemento Europeo

 Politica

 La gaffe del premier, indignata la stampa straniera
di 
Marco Montrone

Il pessimo esordio della presidenza italiana dell’Ue, con l’incidente diplomatico tra Silvio Berlusconi e l’europarlamentare tedesco Martin Schulz, occupa le prime pagine dei maggiori quotidiani stranieri.

L'Herald Tribune parla di «baraonda» provocata da Berlusconi, il il Financial Times definisce «oltraggio» la replica del presidente del consiglio italiano al socialista tedesco e torna ad indicare «dubbi sull’adeguatezza del primo ministro italiano a guidare l’Europa in un momento tanto difficile».Il Times dedica alla vicenda anche un lungo articolo di commento, con il quale si chiedem riferendosi a Berlusconi: «Questo è un uomo adatto a guidare l'Europa nel periodo
eccezionalmente difficile che abbiamo davanti?». Ancora
l'Indipendent titola in prima pagina: «Berlusconi mette in subbuglio la presidenza Ue con l'insulto nazista» e nelle pagine interne:«Berlusconi commette il più rapido suicidio politico d'Europa». Infine Il Guardian scrive: «Silvio Berlusconi, il primo ministro miliardario, ha confermato in modo spettacolare i diffusi timori di un viaggio difficile davanti a sè per la presidenza (italiana) dell'Unione europea».

La stampa francece è sulla stessa linea di quella inglese. Le Figaro titola: «Silvio Berlusconi fa scandalo al Parlamento europeo». «I primi passi di Silvio Berlusconi davanti al parlamento di Strasburgo - scrive il quotidiano - hanno dato ragione ai suoi peggiori avversari così come ai più cattivi presagi. Annunciano un semestre italiano di presidenza Ue come minimo avvelenato, se non caotico».
«Ue: Berlusconi manda se stesso al tappeto», titola
Liberation, che parla di «scandalo» e di «derapage» in un richiamo in prima pagina.

Ancora più duri i commenti da parte della stampa tedesca. L’episodio, secondo il Die Welt, è «inaccettabile». Il primo ministro italiano si è presentato come padrone dell’Europa, ed è una vergogna che ci rappresenti per i prossimi mesi». «Iniziamo bene» è invece il commento di un altro quotidiano conservatore, Il Frankfurter Allgemeine Zeitung, che aggiunge: «Per il suo debutto a Strasburgo, il capo del governo italiano perde il suo sangue freddo e si lascia andare a paragoni insensati». Il quotidiano berlinese di centrosinistra Taggesspiegel si muove nella stessa direzione commentando che l’episodio «non è stato uno scivolone, ma semplicemente Silvio Berlusconi a tutti gli effetti». In un editoriale intitolato «Che errore», il quotidiano sottolinea che «l’Europa impara a conoscere al meglio questo Silvio Berlusconi».

Fonte Unità<




permalink | inviato da il 4/7/2003 alle 9:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 luglio 2003

Re : UE

01-LUG 10:22  Ue: Prodi, "Bisogna avere una rappresentanza esterna dell'euro"

STRASBURGO - "L'euro deve avere una rappresentanza esterna, altrimenti la nostra economia e' piu' fragile". Lo ha detto questa mattina davanti all'Europarlamento di Strasburgo il presidente della Commissione europea, Romano Prodi. "Anche se e' stato fatto qualche passo avanti nella governance economica - ha detto Prodi commentando la futura costituzione dell'Ue - occorre fare di piu' per la rappresentanza esterna dell'euro". (Agr)

Fonte C. della Sera.




permalink | inviato da il 1/7/2003 alle 11:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


30 giugno 2003

Il premier incontr il presidente dell'Europarlamento ...

 
Il premier incontra il presidente dell'Europarlamento Berlusconi: rapporto deficit-Pil al 2,3% nel 2003.
«Preparo delle regole per la collegialità nelle scelte economiche e faremo un nuovo programma di governo ogni 6 mesi»
 
ROMA - Il rapporto deficit-Pil a fine anno sarà del 2,3%. E' questo il principale annuncio fatto dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, parlando con i giornalisti a Palazzo Chigi in margine all'incontro con il presidente del Parlamento europeo Pat Cox.

 
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (Lapresse)
La collegialità nelle scelte di politica economica «è una soluzione positiva» ha poi aggiunto Berlusconi, rispondendo ad una domanda sulle richieste poste da Alleanza Nazionale per la verifica di governo. «Sabato e domenica - ha detto Berlusconi - preparo l'agenda e preparerò anche le regole della collegialità. Credo di potere dire che la vedo come una soluzione». «La collegialità - ha spiegato il premier - consiste nel discutere con un certo anticipo in modo che tutti possano sentirsi implicati in certe decisioni alcuni passaggi fondamentali soprattutto di politica economica: dal Dpef alla Finanziaria, o altri passaggi. È una cosa positiva, così si potrà approfondire ciascun tema. Qualche volta siamo stati portati a decidere con tempi stretti - ha concluso - questo credo sia bene che non avvenga».
PROGRAMMA DI GOVERNO SEMESTRALE - «C'è stato un clima - ha sottolineato successivamente il premier - positivo e di collaborazione costruttiva da parte di tutti». Un riconoscimento condiviso anche da Cox, considerato da entrambi i presidenti di buon auspicio per la presidenza italiana e per il fine condiviso di assicurare il successo finale in questo semestre al lavoro della convenzione Ue per la firma dei nuovi trattati costitutivi della nuova Europa». E dal semestre europeo il capo del governo ha preso spunto per una nuova iniziativa. «Mi sembra una bella trovata quella di dire: come abbiamo fatto il programma dei cento giorni, ora facciamo quello dei prossimi sei mesi» ha spiegato Berlusconi. «Alla fine verificheremo il consuntivo e annunceremo - ha aggiunto Berlusconi - il programma per i prossimi sei mesi, così fino alla fine della legislatura. Si tratta di un impegno pressante che i membri del Governo si assumono e che le forze politiche si impegnano a sostenere in Parlamento con i suoi deputati».
Berlusconi ha poi affrontato alcune tematiche di politica estera, dicendosi preoccupato di un possibile tentativo da parte del governo iraniano di dotarsi di armi nucleari.
 
Fonte C. della Sera




permalink | inviato da il 30/6/2003 alle 8:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


27 giugno 2003



26-GIU 18:45  Maggioranza: incontro Bossi-Pisanu, intesa rinnovata

ROMA - Segni di rinnovata intesa nella maggioranza dopo l'incontro tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, e il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, tenutosi a Montecitorio. Pisanu ha infatti dichiarato ai giornalisti, che chiedevano se nella maggioranza fosse tornata la pace, che "non c'e' mai stata guerra''. Bossi ha invece dichiarato che e' stata trovata "la quadra". (Agr)

Fonte Corriere della sera


 




permalink | inviato da il 27/6/2003 alle 11:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 giugno 2003

DS: Fassino, siamo il ........

26-GIU 20:59  Ds: Fassino, siamo il "perno" del centrosinistra

ROMA - Chiudendo la direzione nazionale dei Ds, il segretario Piero Fassino ha detto che il partito e' il "perno" del centrosinistra. Non si tratta, spiega il leader politico, di una dichiarazione che afferma autarchia o l'egemonia dei Ds. "Vogliamo usare la nostra forza - ha detto - per fare il centrosinistra piu' forte". (Agr)




permalink | inviato da il 27/6/2003 alle 11:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     dicembre       
 

 rubriche

Diario
La Regione del Banaadir
ACBI
Immigrazione
Informazione dal Banaadir e dalla Somalia
Esteri
Africa
Politica
Informazioni Utili in Italia
Libri di Storia sul Banaadir e sul Corno d'Africa
Dhalasho

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

Puntland News Media
Università di Bologna
Democratici di Sinistra
L'Unità
Amnesty International U.K.
United Nation
Banaadiri Bibliography
Yemen Times
Sito utile della Somaliland
Sito dell'UNHCR
Unione Europea (UE)
Khaleej Times UAE
Sultanate of Oman - OMAN -
CISL Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori
(CGIL) Confederazione Generale Italiana del Lavoro
Ministero degli Interni
Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali
Banaadir Community in New Zealand [Home]
Nigrizia.it - il sito dell'Africa e del mondo nero
News Asmarino Com Front Page
Rivista 'Africa e Mediterraneo
League of Arab States Information
Arab News Paper Al Hayat
Bantu del Banaadir(Som)
Somaliland Times
Petracci Studio
Notizie per gli immigrati in Italia
Assoc. Areas nel FVG-Italy
Southern Somali Union
Sito Nuredin Scikei
La Regione del Banaadir
La Regione del Banaadir
sito Utile
Banaadir Community in Kuwait
banaadir Italia
DPR 334/04
Ilaria alpi
Associazione Culturale WarNews
Baidoa
guulane
Regione Emilia Romagna
Regione Friuli Venezia Giulia
Rivista Popoli
Riviste Italiane Utili
Rivista Intern. di Architettura
Rivista Internazionale in Italia
Istat - Italaina
Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro-CNEL
Comune di Pordenone
Comune di Roma
Comune di Gorizia
Eurostat
Risultato Elezione Amministrative del 2003 - in Friuli V.G.
Emergency - di Gino Strada
MATILDE MADRID
SERGIO COFFERATI
markacadey- net
Banaadir - Italy - ACBI
PAOLA T. BRUNI
GRUPPO 85
POPOLI
INTERNAZIONALE
ESPRESSO
LIUTPRAND - Alberto Arecchi
AIR ONE - ITALY
RYANAIR - ITALY
VOLARE - ITALY
Cultural Orientation Resource Center
Ansa Italiana
Nuccio Iovene
Un Ponte Per ...
Sito Utile . Asia
Sito Utile USA
Comuni Italiani
Mod. auto
Ajeeb
Nessuno.tv
Muslim Friendship
Gazzetta della Politica
Telefonate Gratis dal P/C - Inform.
Inform. Dal Medio Oriente & Mondo Arabo
Islam Ciid Card
Al Faqi (Qataan)
Alternative Media
Il Manifesto
Ajeeb.trans.utile
Al Jazeera
markacadeey
mercurio
Blog
Sito Banaadiri
Music
Banaadiri-Splinder
RaiNews24
Manifestazione ITALO/AFRICA
Banaadiri-1
banaadiri
STFG-Somali Federal Gov
SOuthern Somali Union
mercurio
Petracci

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom